“No alla geotermia nel piano dell’Alfina”

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ACQUAPENDENTE – Il Consiglio Comune di Acquapendente sottolinea un pesante unanime no alla geotermia nel piano dell’Alfina.

“Vi sono iniziative”, sottolinea il Sindaco Angelo Ghinassi, “per realizzare sul nostro territorio impianti pilota geotermici a cui la passata Amministrazione, insieme agli altri Comuni in cui sono stati presentati analoghi progetti, ha posto un suo netto diniego che è stato motivato in numerosi atti trasmessi a tutte le Amministrazioni competenti. Anche io voglio ribadire il mio secco no a questo tipo di progetti da attuarsi sul nostro territorio. Le motivazioni della mia contrarietà non si basano solo sulle problematiche che presentano questo tipo di progetti. Problematiche importanti, allarmanti, sollevate da Comuni e Associazioni ambientaliste, ma anche da valenti scienziati del ramo, che hanno prodotto documenti comprovanti rischi ambientali, conflitti d’interesse, anomalie nelle procedure amministrative con conseguenti ricorsi al TAR ed esposti alle Procure della Repubblica. Ma il mio è un nò molto più ampio, che non si limita a questi impianti geotermici, o all’insediamento di altri impianti di produzione di energia, ma è un secco nò a questo tipo di sviluppo per il nostro territorio.

E’ un nò, cioè, che non si basa su aspetti tecnici o altro, il mio è un nò politico. Significa che al di là della sicurezza di questi impianti o di quelli che potranno eventualmente essere proposti in futuro, o dei vari via libera delle commissioni tecniche di impatto ambientale o altro, noi non vogliamo che tali tipi di impianti sino realizzati sul nostro territorio. Spetta infatti all’organo politico l’ultima parola sulla fattibilità di un progetto, perché è solo all’organo politico che spetta la competenza di operare un bilanciamento tra vari interessi, al fine di individuare l’interesse pubblico concreto e preminente del territorio (Corte Costituzionale sentenza N° 81/2013). E l’interesse pubblico concreto e preminente del nostro territorio è un altro. Infatti, da oltre 30 anni, questo territorio porta avanti una politica di sviluppo legato alla valorizzazione dell’ambiente, del paesaggio, dell’agricoltura, dell’enogastronomia, del turismo, alla valorizzazione del suo immenso patrimonio storico, culturale ed archeologico.

Tali interventi sono stati in gran parte realizzati attraverso strumenti finanziari pubblici, di provenienza europea, nazionale e regionale, ma non solo. Proprio fidando in questo sviluppo, anche i privati hanno investito sul nostro territorio, impegnando capitali, lavoro e speranze. Non possiamo far convivere sistemi di sviluppo fra loro in antitesi, e sarebbe incoerente, quindi, autorizzare interventi contrari alla politica di sviluppo che da decenni il territorio stà portando avanti. Politica di sviluppo che, è bene ricordarlo, è stata individuata dalla Regione in base a precisi indici socio-economici che caratterizzano quest’area e che, sempre in base alle linee guida, escludeva ed esclude talune tipologie di sviluppo. E se il progetto venisse approvato, appare evidente a tutti, che ci sarebbero ricadute per il nostro territorio, per il patrimonio naturalistico ed ambientale. E’ opportuno che l’Italia è stato il primo paese al mondo a porre la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico tra i principi fondamentali della propria Costituzione (articolo 9). E noi, sotto questo aspetto, abbiamo la fortuna di vivere in un territorio di straordinaria bellezza. Basti pensare a Torre Alfina, che è annoverato nel Club dei Borghi più Belli d’Italia, al bosco monumentale del Sasseto, sito di interesse comunitario (SIC) e zona di protezione speciale (ZPS), ed inserito tra i 20 “luoghi incantati” d’Italia. O alla Riserva Naturale di Monte Rufeno, in cui sono inseriti altri quattro siti di Interesse Comunitario (SIC) ed un’altra Zona di Protezione Speciale (ZPS) che, nel 2012, ha ricevuto una importante certificazione a livello europeo: la carta europea per il turismo sostenibile nelle aree protette (CETS). Una ricchezza immensa di habitat naturali, specie rare di flora e fauna che deve essere tutelata e promossa, non solo perché risorsa per il territorio, ma responsabilità per le generazioni future. E l’Amministrazione deve farsi carico di questa responsabilità, perché l’aspetto del territorio, per i contenuti ambientali e culturali che contiene, è di per sé un “valore costituzionale”, da intendersi come valore “primario” (corte costituzionale sentenze N° 151/1986 e 182/2006) ed “assoluto” (sentenze N° 641/1987) un valore che le amministrazioni devono tener presente e del quale non poter prescindere nello svolgimento delle attività alle quali sono preposte con la conseguenza che “anche la semplice possibilità di un alterazione negativa dell’ambiente va considerata un ragionevole motivo di opposizione alla realizzazione di un attività”(c.d.s., Sez. VI, 4 Aprile 2005, N° 1462, e Tar Toscana, sezione II – 20 Aprile 2010, N° 986). Ecco, quindi, il perché del mio netto nò politico all’insediamento sul nostro territorio di impianti che possano compromettere i delicati equilibri paesaggistici che lo caratterizzano e che si pongono in contrasto con la politica di sviluppo che il territorio sta portando avanti da decenni. Il mio, sia ben chiaro, non è un no allo sviluppo, all’iniziativa economica privata, è un no ad un certo tipo di sviluppo e di iniziativa economica privata che, è bene ricordarlo, non è completamente libera, ma incontra precisi limiti all’articolo 41 della Costituzione, che stabilisce che tale iniziativa non possa svolgersi in contrasto con l’utilità sociale od in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana”.

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