Pugnaloni 2016, presentazione del gruppo Corte Vecchia

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ACQUAPENDENTE -Il Gruppo pugnalonistico Corte Vecchia (bozzettista Veronica Regoli), è nato nel 1997 da una scissione del Gruppo Comb con l’aggiunta di alcuni elementi del Gruppo Acquaviva. In questo ventunesimo secolo, per loro esplosione di successi e piazzamenti.

 

Le giurie premiano infatti a iosa i mosaici floreali e le idee delle sorelle bozzettiste Veronica e Giorgia Regoli. Il primo dei tre “uber alles” è targato 2001 con il “Miracolo della Fede di una Donna, di una madre che protegge, aiuta, salva e libera”. Di lì a poco il sontuoso bis. E’ il 2004 e si incarna con le candele di Hitocha simbolo di una Spagna ferita dopo l’ennesimo attentato targato ETA. Tris tre anni dopo. E’ il 2007 e questa volta ad esaltare i grigio-rossi è “L’intensa corrente che si accende di luce e speranza. Riempiendo gli occhi di un dolce fiore che sboccia dal mare di dolore”. Per ben quattro anni è secondo posto. Si inizia nel 2000 con “Il popolo che respira un vento nuovo: fioriva un ciliegio secco” per proseguire nel 2003 con l’invito “A fermarsi per focalizzare i significati dei messaggi racchiusi nella semplicità delle cose”nel 2005 “

 

Con la ruota del tempo dalla quale sboccia la compassione celeste”e nel 2006 con l’interno di una Chiesa in cui “L’armonia del creato permette ad un unico fiore di emanare il travolgente profumo di un giardino in primavera”. 2002 fa rima con terzo posto fatto di “Guglie, vetrate di luci e fede”. Negli ultimi sei anni seppur chiamato ad affrontare valutazioni classifica non eccelse, il team grazie al lavoro dei capigruppo Maico Colonnelli, Valerio Rocchi, Cristiano Pelosi cresce numericamente raggiungendo straordinarie affermazioni nei Tornei Pugnaloni di pallavolo e calcio. In chiave strettamente mosaico floreale, crescono in qualità i messaggi lanciati oltre che dalla stessa Veronica dalla giovane e promettente bozzettista Francesca Sacchini.

 

Arrivano nel 2008 “Le nuvole a forma di fiore che disegnano speranza”, nel 2009 “Il credere allo spirito come costante, all’anima come variabile e a Dio come funzione”, nel 2010 “La speranza di una nuova fioritura che mai ci abbandona”, nel 2011 “Ogni donna come più bel fiore di sempre”, nel 2012 l’invito a comprendere che “Niente è più sacro della voglia di vivere”, nel 2013 il Miracolo del Fiore che “Germoglia e come tutti i Miracoli si deve solamente credere” nel 2014 la citazione di Fabrizio De Andrè “Io nel vedere questo uomo che muore, Madre, ho provato dolore, nella pietà che non cede al rancore, Madre, ho imparato l’amore” e, lo scorso anno, (foto qui accanto), “Dio non condanna, perdona. La fede non ci rende schiavi, ci libera. La mani dell’uomo, in nome di Dio, non uccidono e non distruggono, ma costruiscono il futuro e danno luce alla speranza”.

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