Complesso edilizio al Murialdo, Saggini: “Prima di gridare bisognerebbe informarsi!”

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VITERBO – “Spett.le Redazione, è doveroso, a seguito delle notizie circolate e pubblicate in questi giorni, precisare alcuni punti riguardanti la ormai famosa “colata di cemento” che si starebbe per abbattere sul Murialdo. Siamo stati tirati in ballo da più attori (poco informati ad onor del vero!) su giornali e sui social network.

 

Pensiamo che sarebbe stato opportuno che chi ha “gridato” si fosse informato e documentato, perché sparare a caso non fa bene a nessuno. Dispiace che questo allarmismo si sia diffuso e, per primi, vogliamo tranquillizzare i nostri clienti dello Smart Village e tutta la popolazione del quartiere. I punti in questione sono due:

 

La chiusura della “stradina”.

 

La Strada di cui si parla, collegamento tra Via dei Monti Cimini e Via Monte Bianco, non ha nulla a che vedere con il progetto della variante urbanistica della Diocesi di Viterbo. La strada, di nostra proprietà, è stata chiusa dopo la caduta di alcuni rami e per la presenza di un muro pericolante. Per la sua chiusura abbiamo chiesto regolare permesso al Comune di Viterbo in data 11 Maggio 2015. Tutti devono sapere che, al contrario di come si racconta, sul piano regolatore di Viterbo NON risulta il collegamento viario. C’è solo un inizio di via dalla parte di via Monte Bianco per servire le palazzine esistenti.

 

Il mostro da sette piani

 

Il progetto della Diocesi di Viterbo nasce per finanziare la realizzazione della Chiesa di Villanova ed è previsto da una precisa Legge Regionale. Noi siamo stati tirati in ballo in quanto aggiudicatari della gara per la costruzione della Chiesa stessa. La norma prevede un limite massimo di superficie utile da costruire pari a 3.000 mq. . Per aiutare chi evidentemente non ha fatto i giusti conti, considerando appartamenti da 80 mq. e ingombri di muri, scale, vani comuni etc…, al massimo parliamo di 30 appartamenti e non di 200 come è stato detto. Il progetto fotografato con il telefonino nelle sedi Comunali (da chi e perché se ancora non era pubblico?) è ingannevole perché solo un tecnico sa leggerlo. Non è un progetto del futuro “mega palazzo” ma rappresenta il massimo ingombro totale in cui deve essere “contenuta” la nuova edificazione. NON RAPPRESENTA IN ALCUN MODO LA FUTURA COSTRUZIONE ma soltanto il LIMITE di essa. Pensate che dalla foto sembra più grande di quello già costruito mentre sarà molto più piccolo, perché avremo 3.000 mq. contro i 5.800 dello Smart Village. Inoltre i piani (se li avessero solo contati) non sono 7 ma 5 (l’ultimo è il tetto). Inoltre, poiché sono indicati anche i piani garage, un piano di essi sarà interrato. Lo si capisce perché anche la costruzione già realizzata (l’attuale Smart Village) presenta nel disegno un piano in più, corrispondente ai box auto.

 

In questo modo i famosi 7 piani di cemento già sono diventati 4 al massimo. Inoltre, essendo questo solo un ingombro limite, non significa che si farà quella forma ad elle di 4 piani ma che, ad esempio, si potrebbero progettare 3 palazzine da 4 piani o 4 da 3 piani e così via. Premesso che un palazzo alto non necessariamente significa che sia brutto (anzi vale spesso il contrario e concorderebbero con me illustri architetti), dove sta questo mostro ad elle di 7 piani che invece forse sarà un piccolo complesso di 3 palazzine da 3/4 piani? Il progetto, se mai sarà approvato e se avremo intenzione di farlo (perché qui si parla ancora di un iter appena iniziato) si propone, inoltre, come già lo Smart Village, come una riqualificazione della zona e prevede 3.657 mq. di verde attrezzato e parcheggi. Il quartiere, che sembrava “offeso” da questa costruzione, ne beneficerà perché avrà una nuova area fruibile. La famosa stradina inoltre, visto che non è interessata da nuova edificazione potrà, se il Comune la vorrà acquisire, diventare la famosa Via Marmolada che alcuni desiderano. Dormano quindi sonni tranquilli i rappresentanti dei cittadini perché, se mai si completerà l’iter, questa piccola lottizzazione sarà un nuovo esempio di edilizia bella, integrata nel contesto e sostenibile, come siamo abituati (e tutto ormai lo sanno), a fare”.

 

Sergio Saggini
Saggini Costruzioni

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