“L’uscita dalla crisi è sempre più vicina”

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L’indagine congiunturale di Federlazio mette in evidenza una crescita della produzione, mentre l’occupazione si mantiene su livelli stabili

 

Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Un significativo recupero della produzione della domanda e del fatturato sul mercato interno, una sostanziale tenuta dell’occupazione e una confortante crescita degli investimenti. Questi i segnali positivi registrati dall’indagine congiunturale sulle piccole e medie imprese effettuata da Federlazio, relativamente al I semestre 2015, su un campione di 350 aziende regionali aderenti alla federazione delle piccole e medie imprese, delle quali 46 della provincia di Viterbo.

 

Dati che danno l’idea di un cambiamento di clima sempre più tangibile; cambiamento che però, per essere considerato concreto ed effettivo, dovrà essere necessariamente confermato nei mesi avvenire.

 

“L’analisi della connotazione demografica del mondo imprenditoriale di questa provincia afferma Crea – elaborata dall’Ufficio Studi della Federlazio su dati Movimprese, denota nel secondo trimestre del 2015 la presenza di 38.869 imprese attive (a fine 2014 erano 33.274).

 

Nella graduatoria regionale Viterbo è al terzo posto, seguita da Frosinone con 33.250 imprese e Latina (12.914) e sopravanzata nell’ordine da Rieti (46.922), e Roma (345.195). Il tasso di crescita è stato dello 0,65%, rispetto allo 0,62% del 2014 Nel periodo gennaio-giugno di quest’anno Viterbo ha evidenziato uno sviluppo imprenditoriale al di sotto della media nazionale (0,67%), ma superiore a quella regionale (0,63%). Sul fronte dell’andamento del settore industriale, Viterbo è l’unica provincia a registrare un tasso di crescita positivo: +8,9%.

 

In merito alla produzione, invece, i segnali positivi registrati nelle due precedenti rilevazioni sono stati ulteriormente confermati nel primo semestre 2015. Nel periodo gennaio-giugno scorso, la quota di aziende intervistate che ha registrato un aumento dei livelli produttivi è salita del al 37,5%, rispetto al 25% di fine 2014. Scendono al 25%, rispetto al precedente 33,3%, coloro che hanno registrato una contrazione della produzione.

 

Relativamente al portafoglio ordini, in sintonia con l’andamento della produzione si pone anche il livello degli ordinativi sul mercato nazionale. Sale del +8,3% il novero di intervistati che dichiara un incremento della domanda e contemporaneamente scende dal 50% al 12,5% il numero di intervistati che denuncia una contrazione di ordini.

 

Variazione in positivo anche del dato relativo alle aziende che dichiarano una stabilità, che passano dal 33,3% al 62,5%.
Per quanto concerne la distribuzione geografica degli ordinativi, l’indagine mostra, invece, una inversione di tendenza sul versante del commercio con l’estero, pur con marcate differenziazioni.

 

E’ del 33,3%, rispetto al precedente 44,4%, il novero di aziende che registrano un aumento degli ordinativi interni sui mercati dell’Unione Europea, mentre passano dal 44,4% al 50% quelle che dichiarano una stabilità. Più accentuata la variazione in negativo delle risposte relative ad un aumento di ordinativi sui mercati extra UE: dal 66,7 % al 20%.

 

I segnali positivi registrati sul fronte della produzione e della domanda interna nel primo semestre 2015 – prosegue Crea – vengono confermati anche dai livelli di fatturato. Tra gli operatori intervistati sono apparsi in aumento, dal 10% al 23,1% coloro che hanno registrato un aumento del fatturato sul mercato nazionale. Tale dato risulta confermato da quello relativo alla stabilità: il 61,5% del campione (rispetto al 35% di fine 2014) ha dichiarato un fatturato assestato sui livelli precedenti. Ulteriormente positivo, rispetto a dicembre dello scorso anno, il dato relativo alle imprese che registrato una diminuzione: solo il 15%, rispetto al precedente 55%”.

 

Un capitolo a parte è invece costituito dall’occupazione: “Malgrado i risultati conseguiti sul fronte della produzione e del fatturato interno – conclude Crea – la macchina dell’occupazione resta comunque col freno a mano tirato. Aumentano appena del + 0.4% gli intervistati che hanno registrato un incremento dell’organico aziendale (dal 15% al 15,4%). L’indagine congiunturale rileva, inoltre, un deciso incremento delle aziende con una stabilità occupazionale: dal precedente 55% al 69,2%. Si dimezza, altresì, (dal 30% al 15,4%) il numero di operatori che dichiara una riduzione del numero di occupati. Per le imprese che hanno aumentato gli occupati in questa prima parte dell’anno, il principale contratto utilizzato è tornato ad essere quello a tempo indeterminato, con una percentuale di utilizzo pari al 54,5% rispetto al precedente 33,3% rilevato nel secondo semestre del 2014. Si attenua la percentuale di imprese che hanno utilizzato il rapporto di lavoro a termine, passata al 31,8% rispetto al 58,3% del secondo semestre 2014.

 

Sul fronte degli investimenti effettuati – conclude Crea – il dato è invece decisamente in controtendenza rispetto al semestre precedente, ed in linea con le risposte al questionario che hanno indicato tendenze di segno positivo in ordine a taluni indicatori aziendali. Nel primo semestre 2015, le PMI sembrano aver decisamente incrementato i piani di spesa delle, facendo segnare un andamento positivo di questo dato. Rispetto al 21,1% di fine del 2014, nel periodo gennaio-giugno 2015, è salito al 30,8% il novero di imprese intervistate che ha dichiarato di aver effettuato investimenti.

 

In merito invece agli ammortizzatori sociali, Mario Adduci, responsabile del Servizio Sindacale della Federlazio Viterbo compie una panoramica a 360 gradi sulle varie ramificazioni registrate nella Tuscia. “Rispetto alla precedente rilevazione di fine 2014, è diminuita la percentuale di imprese che ha richiesto la Cassa Integrazione Guadagni, passando dal 22,4% al 20%. Tra queste, l’82,6% ha dichiarato di aver utilizzato la Cassa Integrazione Ordinaria, rispetto al 69,2% di sei mesi prima. In attenuazione il ricorso alla CIG in deroga, che dal 19,2% di fine 2014 passa al 13% nel primo semestre dell’anno in corso.

 

 

Infine si registra anche una diminuzione della cassa Integrazione Straordinaria, passata dall’ 11,5% rilevato nella seconda parte del 2014, al 4,3% nel primo semestre 2015. Un dato da porre in risalto: dal 1° gennaio al 30 giugno di quest’anno le ore di Cassa Integrazione Guadagni complessivamente autorizzate nel territorio di Viterbo sono diminuite del -23,4%, rispetto al -34% del Lazio e del 30,3% a livello nazionale.

 

Da gennaio a giugno 2015 – prosegue Adduci – nel territorio della Tuscia, le ore di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria sono diminuite del – 20,8%, mentre nella seconda metà del 2014 erano aumentate del +4,4%. In calo in tutte le province del Lazio, invece, il numero di ore di CIGS autorizzate nel primo semestre 2015. Nella provincia di Viterbo la riduzione è risultata la più contenuta: il -14,2%, rispetto al -64,7% di Frosinone ed al 63,2% di Rieti. Il dato di Viterbo è estremamente significativo, se confrontato con il pesante incremento rilevato nel semestre luglio-dicembre 2014: +120,8%

 

Riguardo infine alla Cassa integrazione in deroga, nel primo semestre del 2015 – ad eccezione della provincia di Latina (+33,4%) – l’utilizzo di questo strumento ha registrato una contrazione globale in tutti i territori regionali: la Tuscia ha mostrato un indice negativo del -69,8%. Un dato che conferma quanto già rilevato a fine 2014: -41,4%

 

Dati, quelli riportati, che potremmo definire moderatamente incoraggianti ma che, come affermato dal presidente di Federlazio Viterbo, Giovanni Calisti, vanno interpretati con molta attenzione.

 

“Il traguardo del superamento della crisi non è ancora a portata di mano – spiega Calisti -; tuttavia, come dimostrano i dati dell’indagine, si riscontrano segnali positivi su vari fronti. Quello che emerge è un maggiore ottimismo nella percezione della crisi, decisamente aumentato rispetto al I semestre 2014. Ma la reale domanda che dobbiamo porci è: quelli evidenziati sono segnali che indicano l’arresto della caduta verticale o forse sono indice dell’avvio di una ripresa? Solo il tempo ci darà la reale risposta. Nell’attesa, il nostro compito sarà quello di difendere questi dati, cercando di consolidarli.

 

Ad ogni modo – prosegue Calisti – è innegabile che si inizi a respirare un po’ di ottimismo, confermato anche dalla ripresa degli investimenti. In tale ottica chiediamo alla politica di starci vicina e di farci fare il nostro lavoro senza eccessive commistioni.

 

In merito all’occupazione, infine, ritengo che una crescita effettiva sarà riscontrabile solo tra molto tempo, sebbene alcuni effetti positivi siano già riscontrabili, grazie al Jobs Act, per quanto concerne le forme contrattuali. Certo è che se i dati di questa indagine saranno confermati, tra un anno saremo qui a discutere di occupazione con scenari e prospettive decisamente più incoraggianti”.

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