Olio tunisino, De Simone: “Intensificare attività di controllo sulla tracciabilità dei prodotti”

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VITERBO – Le recenti decisioni europee sulla riduzione dei dazi all’importazione dell’olio dalla Tunisia metteranno a rischio un altro prodotto simbolo della qualità made in Italy. L’allarme arriva da Aifo Confartigianato, l’Associazione italiana dei frantoiani oleari, secondo la quale l’arrivo di 35.000 tonnellate di olio tunisino rappresenta l’ennesimo colpo ad un settore già fortemente penalizzato e che negli ultimi 20 anni ha visto dimezzato il numero delle imprese.

 

«Questa manovra – spiega Andrea De Simone (foto), segretario di Confartigianato imprese di Viterbo – avrà una dura ricaduta sui 4.700 frantoi nostrani, che producono in media 380.000 tonnellate annue di olio 100% made in Italy.

 

L’importazione di olio dal Paese nordafricano farà crollare i prezzi del prodotto sul nostro mercato».

 

Le condizioni e i costi di produzione in Tunisia sono profondamente diversi rispetto a quanto avviene in Italia. Basti pensare che il costo del lavoro per un operaio tunisino è 15 volte inferiore rispetto a quella di un lavoratore italiano del settore. «Il problema non sarà solo per i nostri frantoiani – continua De Simone – ma anche per i consumatori, che non saranno più tutelati sulla qualità del prodotto. Proprio per questo è fondamentale e urgente che si intensifichino le attività di controllo sulla tracciabilità dei prodotti. E’ l’unica arma per prevenire e contrastare i rischi per la salute dei consumatori e per certificare la qualità dell’olio prodotto»

 

Secondo le rilevazioni di Confartigianato, il 98,7% dell’olio di oliva importato dall’Italia proviene da quattro Paesi: la Tunisia, con un valore di 279 milioni di euro nel 2015 (dicembre 2014-novembre 2015), detiene il 15,4% delle nostre importazioni, al terzo posto dietro al primato del 53,8% della Spagna, il 26,2% della Grecia e davanti al 3,3% del Portogallo. L’olio di oliva rappresenta il secondo prodotto esportato dalla Tunisia in Italia dopo i prodotti di abbigliamento esterno.

 

Nei primi 11 mesi del 2015 le importazioni di olio dell’Italia sono aumentate di 395,8 milioni e il 56% dell’incremento deriva da maggiori importazioni provenienti dalla Tunisia.

 

Nella classifica dei Paesi europei, siamo il Paese maggiore importatore dalla Tunisia di oli e grassi vegetali e animali(il 95,2% è costituito da olio di oliva): ne acquistiamo il 46,2% del totale, davanti alla Spagna che detiene il 44,3%.

 

A livello regionale, sono proprio i territori-simbolo dell’olio made in Italy a importare la maggiore quota di olio dalla Tunisia. Infatti, nel 2015 il 55,6% delle importazioni di oli e grassi vegetali e animali è diretto in Toscana, seguita dall’Umbria con il 10%, il Lazio con l’8,6%, la Sicilia con il 6,1%, la Liguria con il 4,8%, la Puglia con il 3,4%, la Lombardia con il 3,4% e l’Abruzzo con il 3,1%. i tratta delle regioni in cui si trovano le più grandi aziende di imbottigliamento. Negli ultimi dodici mesi l’Italia ha esportato nel mondo olio di oliva per un valore di 1.503 milioni di euro.

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