“Ottimismo e fiducia, la crisi si allontana”

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Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Rinnovato ottimismo e una maggiore fiducia nel futuro. Questo è quanto emerge dall’Indagine congiunturale di Federlazio Viterbo, realizzata in riferimento al II semestre del 2015 a seguito dell’elaborazione delle risposte a dei questionari estrapolate da un campione di 350 aziende regionali aderenti alla federazione delle piccole e medie imprese di cui 46 della provincia di Viterbo.

 

Imprese che, è bene sottolinearlo, risultano essere perlopiù manifatturiere e aventi dai 10 ai 49 addetti.

 

A commentare i dati dell’indagine è stato il presidente di Federlazio, Giovanni Calisti, che ha posto la propria lente d’ingrandimento sul rinnovato clima di rinascita registrato negli ultimi sei mesi del 2015: “Le imprese della Tuscia – afferma Calisti – iniziano finalmente a intravedere la luce, dopo diversi anni di buio pesto; si penso solo che, alla fine del 2014, il 70% degli intervistati per la realizzazione della nostra indagine, dichiarava di non riuscire a intravedere alcuna luce in fondo al tunnel. Un confronto, questo, che ci dà la conferma di come le opinioni delle piccole e medie imprese siano nettamente migliorate, autorizzandoci pertanto a pensare che l’uscita dal famoso tunnel è sempre più vicina”

 

Per Calisti, tuttavia, la ripresa definitiva non potrà prescindere da una rinnovata unità di intenti tra il pubblico e il privato. “Oltre al sistema produttivo privato – argomenta Calisti – anche i meccanismi della pubblica amministrazione dovranno essere riordinati; questo perché un sistema più efficiente e una collaborazione più efficiente tra i due sistemi potrebbe supportare il rilancio delle nostre imprese. A tal proposito, Federlazio ha organizzato a Roma per la giornata del 1 marzo il convegno “Da una burocrazia ‘contro’ a una burocrazia ‘per’”, incentrato sulla divulgazione dei risultati di un indagine sui rapporti, spesso dannosi, tra burocrazie e imprese; il tutto alla presenza del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e del ministro per la Semplificazione Marianna Madia.

 

Riguardo invece alle prospettive dell’occupazione – conclude Calisti – è indubbio che il Jobs Act abbia incentivato le assunzioni. Se però, all’interno di un’impresa, la domanda è assente, è chiaro che assumere continuerà ad essere un qualcosa di proibitivo. Da imprenditore posso dire che, se il trend positivo registrato sino ad oggi dovesse confermarsi, nella mia azienda continuerei ad assumere. In caso contrario ci sarebbe ben poco da fare”.

 

Ad entrare nel merito dei dati dell’indagine è il direttore di Federlazio Viterbo, Giuseppe Crea: “I risultati migliori – esordisce – sono quelli riferiti all’occupazione, agli ordinativi ed al fatturato interno e sui mercati extra europei, accanto alla tenuta della produzione e dell’export in ambito UE. Il 2015 si è dunque chiuso mettendo in luce una sostanziale conferma delle indicazioni positive emerse nella prima metà dell’anno.

 

L’analisi dell’andamento demografico del mondo imprenditoriale – prosegue Crea – elaborata dall’Ufficio Studi della Federlazio su dati Movimprese, denota infatti, a fine 2015, un tasso di crescita complessivo del + 1,71%, rispetto al +0,75% a livello nazionale. In riferimento alla produzione, inoltre, la quota di aziende intervistate che ha registrato un aumento dei livelli produttivi nella seconda metà del 2015 è salita al 28,6%, rispetto alla media regionale del 25,8%.

 

Resta in più confermata al 25% la percentuale di risposte che dichiara un incremento della domanda interna. Un dato non univoco, però, se consideriamo che scende dal 62,5% al 58,3% il novero di intervistati che dichiara una stabilità ed aumentano del 4% le aziende che hanno registrato una riduzione (dal 12,5% al 16,7%). Nel dettaglio della distribuzione geografica degli ordinativi, qualche incertezza permane sul versante del commercio con l’UE. Un trend negativo per quanto riguarda coloro che hanno registrato aumenti: dal precedente 33,3% scendono al 20%.

 

Sostanzialmente confermati – aggiunge Crea – anche i livelli del fatturato. Tra gli operatori del campione intervistato sono apparsi in deciso aumento, di oltre il 10%, quelli conseguiti sui mercati extra UE, che passano dal 16,7% di metà anno al 27,3%. Contemporaneamente scendono dal 16,7% al 9,1% quelli che denunciano una riduzione. Riguardo invece all’occupazione colpisce il dato relativo agli operatori che hanno dichiarato un incremento dell’organico aziendale nel periodo luglio-dicembre 2015, che risulta raddoppiato rispetto al primo semestre: dal 15,4% sale al 31,8%. Un trend largamente positivo che trova ulteriore conferma nel calo di oltre il 7% delle risposte relative alla diminuzione del personale: passano dal 16,4% al 9,1%”.

 

Ad esporre i dati ineenti alla Cassa Integrazione è invece Mario Adduci, responsabile del servizio sindacale di Federlazio: “Rispetto alla prima parte dell’anno, è diminuita la percentuale di imprese che ha richiesto la Cassa Integrazione Guadagni: dal 20% si passa al 15,6%. Tra queste, il 78,9% ha dichiarato di aver utilizzato la Cassa Integrazione Ordinaria, percentuale in attenuazione rispetto all’ 82,6% di sei mesi prima. In attenuazione il ricorso alla CIG in deroga, che dal 13% del primo semestre scende al 10,5%.

 

Da luglio a dicembre 2015 – aggiunge Adduci – nella provincia di Viterbo le ore di Cassa Integrazione Guadagni complessivamente autorizzate sono diminuite del -53,5%. Tale flessione riguarda tutti i territori della regione; nella Tuscia, tuttavia, il fenomeno risulta meno rilevante rispetto alle altre province. La contrazione è infatti decisamente netta a Frosinone (-91,2%), seguita da Roma (-80,9%), Rieti (-79,4%) e Latina (-67,1%).

 

Nello stesso periodo, in provincia di Viterbo, la riduzione delle ore di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria autorizzate è stata del -45,8%, rispetto alla flessione del -20,8% registrata nel primo semestre.

 

Dinamica opposta quella della ore di Cassa Integrazione Straordinaria autorizzate nel secondo semestre 2015. Nella provincia di Viterbo l’incremento è risultato il più rilevante (+129%), rispetto al -14,2%, del periodo gennaio-giugno. Insieme a Viterbo, tale ammortizzatore sociale è risultato in aumento nella Provincia di Rieti; mentre in tutti gli altri territori regionali si è assistito ad una decisa flessione.

 

Riguardo infine alla Cassa Integrazione in Deroga – conclude Adduci – nel secondo semestre del 2015 il ricorso a questo ammortizzatore sociale ha registrato una contrazione complessiva in tutte le province del Lazio: la Tuscia ha mostrato il segno meno, con un indice del -41,6%. Un trend negativo che conferma quanto già rilevato alla fine del 2014: -41,4% e nel primo semestre 2015 (-69,8%). Il calo globalmente registrato è dovuto in parte alle ridotte risorse finanziarie destinate alle Regioni, ed inoltre alla progressiva riduzione della possibilità di concessione di questa forma di sostegno al reddito: nel 2014 era stata di max undici mesi, e da gennaio 2015 limitata ad una durata massima di cinque mesi nel corso dell’anno, scesi ad un solo trimestre nel 2016”.

 

Tornando alle dinamiche delle imprese, il ritardo dei pagamenti da parte dei clienti privati, indicato nel 28,8% dei casi, si mantiene in cima alla lista delle problematiche incontrate dalle piccole e medie imprese nel corso dell’ultimo semestre 2015, che ne hanno condizionato negativamente l’attività, ed a testimonianza dell’opprimente peso della mancanza di liquidità nella gestione attuale della piccola e media impresa. Seguono “l’insufficienza della domanda” indicata nel 25,8% delle risposte; i ritardi dei pagamenti della P.A.” (17,8%); “l’impossibilità a partecipare agli appalti” (8,4%) e la “mancata concessione/erogazione del credito” (5,3%).

 

L’indagine ha inoltre, voluto cogliere la percezione dei piccoli e medi imprenditori su come stia evolvendo la crisi dal loro punto di vista. Dalle risposte emerge una prevalente e rinnovata fiducia, dato che il 63,6% delle imprese ha dichiarato che “Si comincia ad intravedere una luce in fondo al tunnel”, e la percentuale di coloro secondo i quali “Al momento non si intravede alcuna via di uscita” è scesa al 31,8%, rispetto al 53,8% del primo semestre 2015. Appare, altresì, ulteriormente diminuito il novero dei pessimisti per i quali “Il peggio deve ancora venire” (dal 7,7% al 4,5%).

 

Anche nel secondo semestre del 2015 alle imprese del campione è stato inoltre chiesto quali azioni intendessero porre in essere per contrastare la crisi. Come nella rilevazione precedente, l’azione principale è quella del ricorso al “Taglio dei costi di gestione”, indicata dal 26,6% delle imprese; cui seguono “Creare nuovi prodotti o servizi” col 21,8% delle risposte, e “Migliorare la qualità del prodotto o servizio” (18,3%). “L’inizio, sviluppo o incremento dell’attività rivolta al mercato estero” è un’azione opzionata dall’8,3% delle imprese, mentre “Ridurre il personale” che è stato indicato dal 6 % delle imprese, rispetto al 7,8% del semestre precedente. La “esternalizzazione servizi” è un’opzione indicata solo nel 5,6% delle risposte.

 

E’ stata infine rivolta la domanda su cosa renda l’attività dell’impresa meno competitiva qui, in Italia, rispetto a quella dei propri concorrenti esteri. La “pressione fiscale” resta al primo posto nella lista dei “vincoli” alla competitività, con il 28,2% delle risposte da parte delle imprese, cui segue la percentuale raccolta da il “costo del lavoro”, pari al 26,4%. “La complessità normativa e burocratica” è indicata dal 19,8% delle risposte; mentre il “Costo dei servizi (energia, trasporti, ecc.)” è indicato nel 12,4% dei casi; cui segue “Il costo del credito” indicato all’ 9,6%.

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