“Arriva la Boschi, bavaglio al dissenso”

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VITERBO – Se mettono il bavaglio alla libertà di espressione e di manifestare, la questione è seria.

In apparenza sembra non sia cambiato nulla, anzi. I mass media tentano disperatamente di convincerci di come tutto vada bene, che siamo in ripresa, che l’occupazione segna un più, che il governo sta lavorando bene e che viviamo nel paese dei balocchi.

Poi, in un pomeriggio autunnale arriva a Viterbo Maria Etruria Boschi, invitata non da un deputato qualsiasi, ma daL deputato che tutto fa e tutto disfa a Viterbo e dintorni senza rendere mai conto a nessuno.

E succede anche che coloro che non sono allineati con lui, che non si limitano a guardare ma vedono coi propri occhi e ragionano con la propria testa, non possano manifestare.

Questo regime -altra definizione non la troviamo- ha imposto delle zone franche, impedendo di fatto la pacifica manifestazione del dissenso non a distanza di quattro chilometri ma nei pressi del luogo in cui si svolgerà l’evento.

Una totale castrazione di democrazia e di diritto: ci hanno proposto di andare a manifestare lontano, dove nessuno vede, dove non è possibile gridare la propria indignazione in faccia ai protagonisti di questo scempio neanche fossimo dei violenti facinorosi, ma tant’è. Rivendichiamo la possibilità di affermare, perchè c’eravamo, che neanche in occasione della visita di Mario Monti a Viterbo si era arrivati a tanto.

Ovviamente ci siamo rifiutati di accogliere come manna il contentino propostoci ed abbiamo preferito affidare a queste righe la sintesi dell’accaduto.

Che Unione della Tuscia la pensi molto diversamente dal pd è risaputo, così come è nota la posizione riguardo al referendum.

Udt è per il NO, perentorio ed indiscutibile, a difesa di quel barlume di Sovranità che con questa riforma-incubo un governo illegittimo e prono ad interessi extra-nazionali cerca di sottrarci.

E proprio per questo motivo avremmo voluto manifestare. Nel merito delle ragioni.

Pacificamente, come è nel nostro stile, ma volevamo esprimere il nostro dissenso sul luogo dell’evento.

Non ci è stato permesso.

Ne prendiamo atto, ma siano seriamente preoccupati, perché se in un Paese che si professa “democratico “ viene negata la possibilità di esprimere dissenso, ribadiamo pacificamente, significa una sola cosa: che la democrazia non è più tale.

Ed il fatto grave, su cui riflettere, è proprio questo: cosa accade se una delle più elementari libertà viene meno? È normale che un solo personaggio (pur ingombrante) possa fare il bello e il cattivo tempo in Città?

Unione della Tuscia -il Consiglio Esecutivo

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