“Atene, scontro tra governante e democrazia”

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VITERBO – “Quanto sta avvenendo tra la Unione Europea e il Governo greco dimostra quanto sia oggi difficile la coesistenza tra la democrazia, che garantisce il suffragio universale e la libertà d’espressione, e le politiche che stanno alla base dei sistemi di governance. Inevitabilmente, nel Paese dove è nata la Democrazia il capo di un Governo, eletto democraticamente, non può abdicare al suo ruolo di guida politica del popolo senza chiedere ad esso se è giunto il momento di rinunciare alla sovranità democratica statuale per lasciare le decisioni sul futuro del popolo greco a oligarchie economiche internazionali. Il declino della forma di Stato Nazione e la globalizzazione hanno favorito lo sviluppo della teoria della governance, la cui origine va rintracciata nell’analisi delle attività intraprese dalle autorità politiche-finanziarie nel tentativo di modellare le strutture e i processi socioeconomici.

 

La politica in questione rappresenta un nuovo modo di governare, distinto dal modello del controllo gerarchico e caratterizzato da un maggior grado di cooperazione e dall’interazione tra lo stato e attori non-statuali all’interno di reti decisionali miste tra pubblico e privato. Le politiche di governance tendono a definire gli studi empirici sull’elaborazione delle politiche, la definizione dell’agenda, la selezione degli strumenti, il ruolo della legge, il contesto organizzativo del Paese oggetto di intervento. L’analisi dei risultati delle politiche degli anni precedenti focalizzarono l’attenzione sui diffusi insuccessi delle stesse politiche e dimostrarono come questi ultimi non fossero solo conseguenza di errori nella pianificazione o di inefficienze delle agenzie responsabili dell’attuazione, ma anche della mancata accettazione e dell’ostinata resistenza da parte dei destinatari stessi delle politiche, così come della loro capacità di ostacolare o di sovvertire il conseguimento degli obiettivi programmati. La teoria della governance si era fino a quel punto occupata di sistemi politici che possedevano un’identità precisa, un confine chiaro e un’appartenenza definita fondata su specifici diritti e doveri. Questo tipo di approccio si è dimostrato incapace di affrontare i problemi posti dall’integrazione europea e specialmente dalla globalizzazione. La crisi, cioè, ha messo in evidenza tutte le carenze emerse nell’ambito delle politiche nazionali come l’interesse prioritario degli Stati per la politica interna e l’attenzione esclusiva al consenso locale ottenuto dalle politiche proposte. Per le economie nazionali ne derivano una concorrenza più intensa e una maggiore e crescente mobilità del capitale produttivo e finanziario, e ciò crea nuovi problemi: per i regimi fiscali e per le politiche di tassazione nazionali, per le politiche economiche interne e, non meno importante, per lo stato sociale, tematiche di fatto divenute centrali nella ricerca politologica.

 

La teoria della democrazia e la teoria della governance politica nazionale sono rimaste isolate l’una dall’altra: allorché quest’ultima ha focalizzato la propria attenzione sulla cooperazione orizzontale e sulla politica delle reti, non ha tenuto nel giusto conto la ricaduta, sotto il profilo della responsabilità democratica, delle sue decisioni. Gli attori privati all’interno delle politiche di rete sono tipicamente privi di legittimazione democratica e la cooperazione orizzontale e il negoziato che avviene nei network non possono rappresentare certo un sostituto della democrazia e delle associazioni, enti, amministrazioni e istituzioni. Le associazioni datoriali nei loro principi democratici fanno  passare in secondo piano le contraddizioni esistenti tra le regole che sorreggono il mercato e i principi che fondano la democrazia. Le realtà come Confartigianato si basano su una coesistenza tra il principio democratico e la teoria della governance: tendono, cioè, a favorire ed a riconoscere  in una logica di società policentrica, una autoregolamentazione sociale, il tutto entro un quadro istituzionale riconosciuto dallo stato, al quale rimane il diritto di ratifica legale, il diritto di imporre decisioni qualora gli attori sociali non giungano autonomamente ad alcuna conclusione e il diritto di intervenire con un’azione legale o esecutiva”.

 

Stefano Signori (foto)
Presidente Confartigianato Viterbo

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