“Continuavano a chiamarla democrazia”

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VITERBO – “Abbiamo forse sottovalutato il Sindaco Michelini, qualcuno lo dava già per spacciato, credevamo che la sua storia di amministratore fosse finalmente finita, tradito da 7 cuor di leone, sentivamo già nell’aria l’odore della rinascita di questa città, vedevamo asciugare la palude dove ci aveva trascinato e invece… non solo le pecorelle smarrite sono tornate all’ovile, ma il signor sindaco ha messo a segno un colpo degno del miglior “pistolero del west”: con la freddezza tipica del tiratore esperto esperto ha spento il mozzicone di sigaretta, preso con calma la mira, calcolato il vento e premuto il grilletto.

 

Un proiettile, uno solo, gli è bastato per colpire al cuore acqua pubblica e Democrazia.

 

Una bellissimo concetto, quest’ultimo: la partecipazione della cittadinanza alla vita amministrativa dela propria comunità…

 

Chi oggi guida il nostro comune sembra sempre pronto riempirsi la bocca di tali valori, ma con i fatti dimostra come sia ben lontano dal rispettarli.

 

Pensiamo alle consulte ad esempio: organismi collegiali gratuiti che dovrebbero coadiuvare l’amministrazione su tematiche varie e che invece vengono sistematicamente ignorate da Michelini & Co malgrado da molti mesi, grazie a due nostre travagliate mozioni comunali, siano state approvate sia quella della cultura sia quella per gli animali.

 

Cosa dire poi della possibilità per i cittadini di indire azioni di iniziativa popolare o referendum propositivi e consultivi, privi ancora oggi di una chiara e precisa procedura da seguire per la loro indizione perché mancanti dei regolamenti attuativi.

 

Regolamenti che da mesi sono pronti per poter essere discussi in commissione ma che l’infinita crisi della maggioranza micheliniana ha di fatto impedito di poter convocare. Il risultato è che i cittadini che volevano esprimere la loro volontà circa la gestione di un bene primario come l’acqua hanno dovuto seguire indicazioni generiche contenute nello statuto comunale e, dopo aver raccolto più di 3400 firme, non hanno avuto nemmeno la soddisfazione di veder votata la loro proposta.

 

Si, perché quello che a molti sfugge è che la commissione che doveva decidere dell’ammissibilità del referendum non ha votato pro o contro di esso: semplicemente non si è voluta esprimere adducendo mancanza di dati e altre questioni tecniche. In pratica una farsa che ha avuto il solo risultato di affossare definitivamente la possibilità di un referendum che sicuramente sarebbe stato politicamente molto pericoloso, vista la propensione alla possibilità di privatizzazione del servizio più volte avallata da sindaco e componenti vari della maggioranza.

 

Dopo più di un anno di tentennamenti, a circa 4 mesi dalla presentazione del quesito referendario e delle firme raccolte, il Comune non ha saputo (o voluto?) dare un parere, indispensabile per l’eventuale indizione del referendum stesso.

 

Il nostro portavoce ha evidenziato in commissione come una amministrazione che non riesca ad espletare alle proprie funzioni abbia una sola alternativa: dimettersi.

 

Ci si sarebbe aspettati che chi sostiene di voler rispettare la partecipazione popolare collaborasse con i cittadini per agevolare tale possibilità, lavorando con responsabilità ed impegno per permettere l’indizione del referendum, mentre si è sostanzialmente assistito ad una alzata di spalle e ad una a dir poco umiliante giustificazione basata su questioni tecniche per evitare di dover prendere una decisione che sarebbe stata troppo impopolare, soprattutto visto che molti di coloro che oggi accettano passivamente la corsa verso la privatizzazione erano in piazza con le loro bandiere di partito a festeggiare l’esito referendario del 2011.

 

Meglio quindi argomentare ora sulla validità delle firme che sul fallimento di tutta la maggioranza che non è stata in grado di vagliare i regolamenti necessari, vero?

 

Senza contare il fatto che se proprio si volesse rispettare la volontà popolare, il referendum non sarebbe neanche necessario poiché i viterbesi l’hanno già espressa nel 2011 quando a larga maggioranza e con una percentuale superiore anche alla media nazionale hanno detto che VOGLIONO L’ACQUA PUBBLICA.

 

Come si può affermare di voler rispettare il volere dei cittadini e poi permettere che la TALETE possa cercare partecipazioni private è una cosa che il Sindaco Michelini dovrebbe spiegare ai viterbesi.

 

Il Movimento 5 Stelle combatte per una gestione TOTALMENTE pubblica del servizio idrico dal 2011 e continueremo a farlo con ogni mezzo possibile.

 

Noi non ci arrenderemo mai. Se ne facciano una ragione.”.

 

MoVimento 5 Stelle Viterbo

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