“Roccarespampani, la Regione impedisce la firma del contratto per l’assegnazione dell’azienda al Comune”

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MONTE ROMANO – “Un incontro urgente per affrontare le tematiche relative all’Azienda Agricola Roccarespampani, attualmente gestita dal Comune di Monte Romano.

 

Un incontro perché il perdurare della situazione di stallo causa difficoltà di programmazione per il futuro delle attività aziendali e determinerà una forte riduzione dell’orario di lavoro che interesserà tutto il personale attualmente impiegato presso l’Azienda stessa”. A chiederlo sono Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil. Destinatario della richiesta, il Presidente della Provincia di Viterbo Mauro Mazzola.

 

“A tale situazione si è giunti – spiegano Massimiliano Venanzi (Flai-Cgil), Claudio Tomarelli (Fai-Cisl) e Antonio Biagioli (Uila-Uil) – perché la gestione burocratica della Regione Lazio sui beni pubblici ha impedito, almeno fino ad oggi, la firma del contratto per l’assegnazione al Comune della Tenuta agricola per i prossimi quindici anni da parte della Regione stessa. L’apparato dirigenziale di fatto disconosce la presenza dei quindici dipendenti a tempo indeterminato e degli stagionali e ritiene che l’Ente Regione può concedere in affitto al Comune ‘solo’ i terreni della tenuta Roccarespampani e relativi uffici e infrastrutture.

 

In sostanza – sottolineano Venanzi, Tomarelli e Biagioli – la Regione dimentica che a suo tempo l’ex Pio Istituto S. Spirito trasferì ope legis al Comune di Monte Romano tutti i suoi possedimenti sul territorio comunale, tra cui l’Azienda Roccarespampani, comprensiva dei 64 dipendenti fissi, allora in forza. Questo atteggiamento da parte della Regione, che umilia il ruolo della forza lavoro, posizionandola all’ultimo posto dei valori di un’Azienda, di fatto blocca la possibilità di un futuro per questi lavoratori e le loro famiglie e impedisce al Comune di Monte Romano di poter pianificare le future attività aziendali anche in relazione ai nuovi bandi del Programma di Sviluppo Rurale, di imminente pubblicazione. Riteniamo quindi – concludono Massimiliano Venanzi, Claudio Tomarelli e Antonio Biagioli – che a fronte di una così grave situazione per un territorio come quello della Tuscia, già fortemente martoriato sotto l’aspetto occupazionale, necessiti una forte iniziativa congiunta che coinvolga oltre che le organizzazioni sindacali tutte le istituzioni del territorio e le forze sane della società”.

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