“Torniamo in Consiglio ma voteremo secondo coscienza”

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Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Avrebbe dovuto parlare ad inizio seduta per chiarire le motivazioni che hanno portato i “dissidenti del Pd” a tornare in Consiglio comunale. Poco male, tuttavia, se Francesco Serra (foto) capogruppo del Partito Democratico è riuscito a rendere note le suddette motivazioni solo a ridosso del termine della seduta di venerdì.

 

Sì, perché ad esplicitare al meglio tali concetti ci aveva già pensato il comportamento messo in atto da sei dei sette consiglieri dissidenti (Arduino Troili non era presente) nel corso del Consiglio.

 

Nel momento in cui sono stati chiamati ad esprimersi sul project financing per il mattatoio comunale, Serra, Frittelli, Mongiardo, Volpi, Quintarelli e Cappetti si sono infatti avvalsi dell’articolo 47 comma 4, ovvero, della facoltà di essere presenti in aula senza però esprimere il proprio voto.

 

Una presa di posizione, questa, che non ha impedito alla giunta di vedere approvata la suddetta delibera ma che, allo stesso tempo, ha dissipato come meglio non si poteva i dubbi sull’effettivo superamento della crisi.

 

Chi pensava infatti che il ritorno dei magnifici sette rappresentasse il segno di una ritrovata unità di intenti all’interno della maggioranza si è sbagliato di grosso.

 

La presenza in aula dei consiglieri dissidenti del Pd non rappresenta in effetti altro che una scelta obbligata, imposta palesemente dall’alto; una sorta di rientro forzato, obtorto collo, tra le fila di una maggioranza che, ormai, non può più essere definita tale.

 

Le dichiarazioni dei diretti interessati, d’altronde, non lasciano spazio ad alcun tipo di interpretazione.

 

“Con quella lettera dello scorso 17 dicembre – esordisce Serra – tramite cui si asseriva che la maggioranza non c’era più, si chiedeva semplicemente l’attuazione di quel programma che ci aveva portato a vincere le elezioni, nonché un’inversione di tendenza in merito agli usi e ai costumi in capo alla maggioranza stessa.

 

Anziché ascoltare le nostre richieste il sindaco ha però preferito oscillare tra l’indifferenza e la drammatizzazione evitando sistematicamente il confronto, fino a sfidarci ad andare dal notaio.

 

Il tutto mentre Michelini, che si definisce un non politico, si faceva promotore e punto di riferimento di un nuovo movimento politico e culturale, perdendo quell’autonomia che precedentemente lo aveva caratterizzato.

 

Nel corso di questa lunga crisi – prosegue il capogruppo del Pd – non ho mai ricevuto segnali di interesse e di avvicinamento relativi alle tematiche da noi sollevate; in compenso, però, mi è stato chiesto se fossi interessato a qualcosa e se avessi delle richieste particolari. Per quanto mi riguarda non sono interessato a nulla, né tantomeno ho richieste da fare. Modificare la giunta? Questo è compito del sindaco e non sta certo a me dare indicazioni; al limite potrei suggerire di snellirla, al fine di renderla più efficiente e di non metterci più mano. Ma oltre a ciò non mi spingo.

 

In questi giorni – conclude Serra – ho aspettato che il sindaco si dimettesse, ma non lo ha fatto. Alla luce di ciò ho scelto pertanto di dimettermi dal ruolo di capogruppo del Pd; un gesto, questo, da leggersi come segno di distensione, che auspico possa lasciar spazio a un ritrovato dialogo in maggioranza”.

 

Alle parole di Serra (che resterà comunque capogruppo fino alla nomina del suo sostituto) seguono quelle dure, e nel contempo commosse, della consigliera Melissa Mongiardo. “Il sindaco, per oltre 70 giorni, è stato sordo alle richieste di ricomporre un quadro franco e leale all’interno della sua maggioranza, preferendo la via della latitanza per non incorrere in nessuna assunzione di responsabilità. Il risultato, purtroppo, è che ad oggi, rispetto alla nota dello scorso dicembre, lo scenario non è per nulla migliorato; anzi, semmai è peggiorato. Trovandoci in una situazione di stallo e non essendoci nessuna prospettiva di ricomposizione della crisi, ho pertanto scelto, insieme agli altri miei compagni, di tornare in Consiglio, ritenendomi però libera da ogni mandato e, dunque, libera di votare secondo coscienza. Farsi eleggere giovane e abbracciare vecchie logiche di partito non è nella mia indole né mai lo sarà”.

 

Melissa Mongiardo legge il proprio discorso

Melissa Mongiardo durante il suo intervento

 

Dall’opposizione e da alcuni componenti della maggioranza scatta l’applauso spontaneo.

 

Concetti, quelli espressi da Mongiardo, che trovano notevoli consensi soprattutto tra i consiglieri di opposizione, tra cui Sergio Insogna, che però pone l’accento sugli effetti derivanti dal ritorno in aula dei dissidenti: “Taborri, Moltoni ed io – afferma il consigliere del Gal – abbiamo avuto lo stesso travaglio, ma rispetto ai consiglieri del Pd siamo stati più liberi di agire. Certo è che la città si attendeva tutt’altro, ovvero, che i sette dissidenti si recassero insieme all’opposizione dal notaio. Scegliendo di tornare in aula, invece, i problemi della maggioranza sono di fatto rimasti inalterati”.

 

E in effetti, all’atto pratico, la maggioranza continua ad essere tutt’altro che coesa.

 

“Scegliendo di tornare in Consiglio – afferma il consigliere di FondAzione Gianmaria Santucci – i  sette consiglieri del Pd  ci hanno portato nella terra di mezzo; da qui in avanti, infatti, saremo tutti vincolati ad un’amministrazione in cui non crede più nessuno, nemmeno chi ne fa parte. Rispetto a questi ultimi due mesi state pur certi che non cambierà nulla: 13 pari eravamo e 13 pari rimarremo; l’unica differenza è che, invece di fare opposizione sull’Aventino, i sette del Pd dissentiranno in aula appellandosi all’articolo 47 comma 4, come è accaduto oggi. Così facendo, però, ci hanno praticamente condannato ad ulteriori due anni di promesse elettorali fuori controllo da parte del sindaco, costringendoci peraltro ad avere ulteriori rapporti con un’amministrazione che, durante la crisi, ci aveva addirittura proposto di inscenare, di volta in volta, l’assenza di un consigliere di minoranza, al fine di assicurarsi l’approvazione delle delibere”.

 

“Avete anteposto la militanza ad un partito politico al senso di responsabilità verso gli elettori – sentenzia il pentastellato Gianluca De Dominicis – e questo non farà altro che continuare a danneggiare la città per ulteriori due anni”.

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