Utilizzo di erbicidi, l’assessore Vannini fa chiarezza

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VITERBO – “Mi giungono diverse sollecitazioni dai cittadini circa la pericolosità dell’uso di erbicidi a base di glifosate in ambito urbano”. L’assessore all’ambiente Andrea Vannini (foto) fornisce delucidazioni e si addentra nella questione prima da tecnico e poi da assessore. “Il glifosate – spiega Vannini, anche in qualità di professore della facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia – è un prodotto sistemico che uccide sia la parte aerea che radicale, al contrario dei disseccanti che interessano solo la parte aerea delle erbe infestanti, e non solo.

 

E’ sicuramente l’erbicida più utilizzato in Italia per il basso costo e l’alta efficacia. Il glifosate è diventato noto in riferimento a piante OGM resistenti a questo erbicida brevettate per esempio dalla Monsanto. Recentemente l’Agency for Research on Cancer – IARC, il braccio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa dell’ambito oncologico, ha pubblicato un documento a firma di 17 esperti su The Lancet Oncology, dichiarando il glifosate come probabile cancerogeno per l’uomo. Dal nuovo documento emerge una forte correlazione epidemiologica tra l’impiego del glifosate, riscontrato anche nel sangue e nelle urine degli agricoltori, e il linfoma non-Hodgkin, sebbene nel documento stesso si raccomandino studi più approfonditi. La notizia ha provocato reazioni anche opposte – continua Vannini -. Chiaramente contraria al bando dell’erbicida la Monsanto, mentre in molti ambiti scientifici è auspicato un approfondimento della tematica. La EFSA (Autorità Europea sulla Sicurezza) ha preso atto di tali studi ma ancora non ha intrapreso alcuna azione per bandire questa molecola dal commercio. A livello comunitario, comunque, rapporti su questa molecola ancora non certificano alcun rischio cancerogeno per l’uomo. Rimane senz’altro l’impatto che questo erbicida ha sulle falde acquifere e in generale nella qualità delle acque e della fauna.

 

In ambito urbano – spiega ancora l’assessore entrando nel caso locale – il glifosate viene utilizzato per il diserbo di aree cimiteriali, bordure, marciapiedi, eccetera. Anche a Viterbo il prodotto viene utilizzato dalla ditta SILVE che gestisce i servizi cimiteriali per il Comune e da Viterbo Ambiente per il diserbo, sia delle aree cimiteriali che dei marciapiedi e bordi strada.

 

Sebbene alcuni prodotti a base di glifosate siano a oggi autorizzati all’uso in ambito urbano, in un ottica di tutela preventiva della salute pubblica, come assessore all’ambiente del Comune di Viterbo ho deciso, nell’immediato, di raccomandare, tramite nota scritta a Viterbo Ambiente e SILVE, l’utilizzo di molecole naturali o metodi (es. metodi fisici a base di vapore) alternativi al glifosate. Per quanto riguarda le molecole naturali richiederò l’uso di prodotti a base di acido pelargonico, molecola naturale estratta da piante come il geranio o il cardo. Si tratta di un disseccante (non erbicida) con efficacia inferiore agli erbicidi, in quanto non sistemico nella pianta, ma comunque raccomandabile per il suo impatto ambientale direi nullo. L’acido pelargonico non è soggetto a bioaccumulo, non è cancerogeno, né mutageno, non è riscontrata tossicità specifica per animali, è completamente e rapidamente biodegradabile. Esistono sul mercato diversi prodotti autorizzati all’uso in ambito urbano. Ritengo possa essere una risposta immediata e adeguata alla preoccupazione dei cittadini.

 

I metodi fisici a base di vapore acqueo (es. metodo weedingtech) potranno essere adottati, ma nel medio termine, in quanto comportano investimenti in strumentazioni che dovranno poi essere adattate ai macchinari esistenti.

 

Come assessore all’ambiente – rilancia ancora Vannini – ho deciso inoltre di istituire un tavolo tecnico per l’elaborazione di un protocollo operativo che sostituisca tutti i prodotti chimici utilizzati nella gestione del verde (insetticidi, fungicidi) e delle infestanti (erbicidi e disseccanti), con prodotti o processi a basso o nullo impatto ambientale. A questo proposito ho chiesto al professor Gabriele Chilosi del DIBAF-Università della Tuscia di assumere, a costo zero, il coordinamento di questo tavolo, identificando in modo autonomo un ‘panel’ di esperti nazionali che possano contribuire, sempre a costo zero, all’elaborazione del documento definitivo. Il documento finale dovrà essere pronto in autunno e sarà oggetto di confronto con la cittadinanza in sedi appropriate (ad esempio una Agenda 21 locale), sottoposto all’approvazione del consiglio comunale e, se approvato, adottato dal Comune di Viterbo e utilizzato come strumento per un atto declaratorio che mi piacerebbe chiamare Carta di Viterbo, da proporre per la sottoscrizione e adozione alle altre municipalità del territorio del viterbese”.

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