Folto pubblico per la conferenza “La civiltà del gusto: cibo e cultura presso gli antichi Romani”

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VETRALLA – Venerdì 30 ottobre presso la Biblioteca Comunale “A. Pistella” di Vetralla nell’ambito delle iniziative culturali promosse dal Circolo dei Lettori, l’archeologa Micaela Merlino e lo storico locale Angelo Capuzzi hanno presentato la conferenza “La civiltà del gusto: cibo e cultura presso gli antichi Romani”.

 

L’argomento ha riscosso interesse e l’attenzione del folto pubblico è stata catturata oltre che dai densi contenuti esposti, anche dalle numerose immagini proiettate a corredo delle esposizioni dei due conferenzieri. Si è partiti illustrando le fonti letterarie e archeologiche che permettono di ricostruire la storia della cultura del cibo in Roma antica e nel suo impero, quindi si è parlato dei cibi più diffusi sulle tavole dei Romani, mettendo bene in evidenza che l’abbondanza e la varietà dei menù erano strettamente legati alla posizione sociale e alla ricchezza del padrone di casa che organizzava le coenae.

 

E’ stato poi messo in luce l’atteggiamento verso il cibo di alcuni importanti personaggi della storia romana, come Marco Tullio Cicerone e Lucio Licinio Lucullo, in qualche modo condizionato dalle loro esperienze di vita e dalle rispettive carriere pubbliche. Ci si è a lungo soffermati su una delle fonti letterarie di primaria importanza per la conoscenza dell’alimentazione romana, l’opera De re coquinaria di Marco Gavio Apicio, dalla quale sono state tratti alcuni esempi di ricette prelibate. Si è riflettuto sull’uso del cibo come status-symbol sulle mense dei liberti arricchiti come Trimalchione, e si è parlato anche delle semplici gavette dei legionari, nonché della dieta prevalentemente a base di puls ed erbaggi dei gladiatori e degli schiavi in genere. Per concludere, sono state ricordate due figure molto importanti, Plinio il Vecchio, prototipo dello studioso che non amava “perdere tempo” in lunghi banchetti, preferendo pasti semplici come brevi pause dal lungo studio; e Lucio Anneo Seneca, già precettore di Nerone, che stigmatizzò i comportamenti compulsivi di tanti suo contemporanei a tavola, ribadendo nei suoi scritti che l’uomo saggio deve ricercare la virtù e comportarsi secondo i dettami della ragione.

 

La conferenza si è conclusa facendo un rapido raffronto tra il modo di mangiare dei Romani e il nostro, nella convinzione che studiare la storia significhi affinare il pensiero critico; insomma, conoscere il passato può essere utile per comprendere meglio il presente.

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