Pugnaloni 2017, presentazione del gruppo via Francigena-Blu Cobalto

0

 

ACQUAPENDENTE – La lavorazione-realizzazione del mosaico floreale denominato Pugnalone (intarsio di fiori e foglie all’interno di un disegno riportato su tavola) vedrà protagonista in questo mese di Maggio il Gruppo Via Francigena-Blu Cobalto.

Nati nel 1998 i coloro blu-nero seppur non riuscendo mai a vincere o ad ottenere piazzamenti si sono messi in risalto per le tecniche innovative di lavorazione A cui hanno fatto da corollario in questo secolo diciassette relazioni davvero interessanti. Nel 2000 il Collettivo di Gruppo propone “Qual più bell’esempio la forza della vita di un albero piegato, piegato dal peso di cattivi uomini che ne tormentano le sue radici, assumendo dentro di sé l’aspetto di demoni, coscienti, coscienti che ciò che fanno è sotto gli occhi delle dolci ali di chi rende una unica e assoluta giustizia”.

Nel 2001 il bozzettista Roberto Forlini ed il capigruppo Simone Espostiti rappresentano …”io con la mia mamma, un angelo custode che mi regala tante farfalle. L’angelo è un mio sogno quando sono solo lo vedo e parlo con lui….ma la mia mamma non lo vede, i grandi non vedono, perché gli angeli sono fatti per i bambini, sono la nostra anima, e ci fanno volare lontano come le farfalle….” Nel 2002 il medesimo binomio rappresenta “Salvare i colori delle terra. Si coglievano i fiori vicino ai campi di grano dorato per ornare le chiome delle fanciulle e la luce splendeva sulle nostre teste. Adesso biechi personaggi, illuminati da squarci di tenebre si sono impadroniti delle nostre superfici, devastando gli spazi. Non aspettiamo di essere schierati, ma difendiamo i colori della terra”. Nel 2003 il bozzettista Claudio Di Maio e lo stesso capogruppo presentano “Il male che subdolo strisciò sulla terra, distruggerà se stesso col suo stesso male. Cadranno i baluardi di chi vuole annientare la dignità dell’uomo….la lancia, inutile, rimarrà conficcata nella terra, lo scudo raccoglierà i fiori del ciliegio, la forza stessa del desiderio di pace sorgerà dalle rovine ed una nuova speranza prenderà vita nel rispetto di ognuno”.

Nel 2004 il bozzettista Alessio Pedetta ed il capogruppo Luca Lupi rappresentano “VITA: in una parola la potenza e il mistero di un dono speciale da spendere bene ..fin dall’inizio..lungo vie tortuose che possano portare lontano o da nessuna parte verso pace e giustizia o dolore e morte, liberi di scegliere, coscienti di poter sbagliare comunque perseveranti nel proseguire avanti…passo dopo passo …faticosamente cercando un fiore…fino alla meta”. Nel 2005 Collettivo di Gruppo ed il capogruppo Lupi presentano “Sempre lo stesso sogno. Dietro quella finestra un fiore traboccante di una bellezza primaverile. Ma nel silenzio di quel fiore, ricordi di un amore vissuto. Tanto tempo è oramai trascorso. Solo il mio sogno resta”. Nel 2006 il bozzettista Luca Lupi rappresenta “Tu e io, tutti noi, vogliamo vivere. Possiamo vivere una sola volta e, giustamente, vogliamo farlo bene. Finchè viviamo tutto il nostro essere brama la gioia e il riso, il sole e la felicità. E’ giusto che dobbiamo esserne privati e che dobbiamo per sempre rimanere schiavi di un pugno di uomini che fanno da padroni ? Considerando il modo con cui certi praticano la libertà arriveremmo, se li lasciassimo fare, a questo: ciascuno sarebbe schiavo della libertà degli altri”. Nel 2007 la bozzettista Silvia Bartolomei rappresenta “Chiudo gli occhi e li riapro un istante perfetto nel mio cuore di bimbo tutto il male del mondo è scomparso in un gesto chiudo gli occhi e li riapro nei colori del cuore nei profumi del sole ed un vento leggero mi accompagna, a giocare nei giardini che ho perso chiudo gli occhi e li riapro, il mio cuore è nel buio e nessuno si specchia nei miei occhi di bimbo come un mago distratto scorderò le parole resterò lì incantato nel mio sogno perfetto con la piccola mano stringerò la mia gioia come il vento i suoi fiori in un giorno di Maggio”. Nel 2008 i bozzettisti Luca Lupi e Paolo Palla citano Ernest Hemingway “Molte volte hanno questi occhi mirato le mutevoli scene dell’autunno. Abbastanza ho aspettato per vedere il mondo in un granello di sabbia e il cielo in un fiore di campo…. Ma è solo davanti a me stesso che ho imparato a vedere al di sopra dei Paesi, delle Montagne, dei Fiumi e delle Vallate, al di sopra delle Foreste, di Prati e degli oceani, oltre il Sole, oltre gli Spazi eterei, al di là dei confini dell’Universo. ..Solo..davanti a me stesso ho imparato a scrutare la profondità della vita, a rimanere estasiato..solo ..davanti all’umanità in cammino ho imparato ha vedere la sofferenza dei poveri, ho sentito lamenti di dolore e sospiri d’amore. …solo ma in compagnia dell’uomo ho percepito i sogni e le speranze di un futuro da costruire INSIEME ..e saziare la solitudine del’uomo..Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi. E’ stato così tante volte..” Nel 2009 i bozzettistia Paolo Palla e Silvia Bartolomei sintetizzano “Cosa siete diventati ? Un popolo pervaso dall’ira governato dall’odio, dalla vendetta, che ha paura del diverso. Un popolo plasmato ad immagine e somiglianza del dio danaro ! Cosa siete diventati ? Un popolo che ha dimenticato la pace, che uccide per la strada e lascia le proprie vittime a terra nell’omertà. Cosa siete diventati ? Corpi sporchi, corpi senza voce, corpi senza anima, corpi oramai immersi nel peccato che non riescono più a sentire la mia voce. Cosa ne avete fatto del mio sacrificio ? Cosa della libertà che vi ho donato ? No, non credo, non voglio credere che siete veramente diventati così, che tutti avete travisato le mie parole. Interrogate le vostre coscienze. In ognuno di voi c’è del buono e questo mi dà la forza di restare su questa croce e di sperare nella vostra libertà”, Citando Fabrizio De Andrè “ma inumano è pur sempre l’amore di chi rantola senza rancore perdonando con l’ultima voce chi lu uccide tra le braccia di una croce”. Nel 2010 il bozzettista Ivo Mazzuoli sottolinea “E’ davvero questa l’umanità che Dio vuole ? E’ davvero questa l’umanità che l’uomo vuole ? E’ davvero questa l’umanità del nostro futuro ? NO. Non può essere questa, tutto dovrà cambiare. Così con mano ferma brucio questo foglio che mi riscalderà e dalla sua fiamma nascerà la speranza per un mondo migliore nell’attesa che l’umanità capisca i suoi errori”. Nel 2011 i bozzettisti Pietro Pede e Claudio Di Maio sottolineano “L’alba sorge sulle rovine del tempo Maya, quel tempio che tanto era stato osservato dalle telecamere: lo avevano rivoltato in ogni anfratto, alla ricerca di una risposta che non avevano trovato. Adesso le troupe televisive se ne erano andate, e la rana osserva in silenzio. Lei, che da girino si era trasformata, rappresentava la risposta: il simbolo dell’adattamento dall’acqua alla terra, la metafora per eccellenza del cambiamento. Li osservo impauriti scrutare il cielo in cerca di un segno. Come sono sciocchi gli essere umani… credono davvero che il mondo stà per finire ? Che la natura abbia scelto un giorno qualunque, per spazzare via tutto ciò che ha creato ? Persi nella loro crudeltà, sono preda di chi specula sulla disperazione. Ma basterebbe loro tendere una mano verso quel futuro che tanto li spaventa, per scorgere la speranza. Quella speranza che spaccando la pietra, sboccia in un fiore, nella sua fragile ma tenera bellezza”. Nel 2012 il bozzettista Claudio Di Maio rappresenta “Acquapendente 1166. E’ finita, pensa il tiranno, ho perso. Si prende il volto tra le mani, chiudendo gli occhi di fronte ad una realtà che non può tollerare. Il popolo che aveva tentato di schiacciare, asservire al suo sogno il potere, ora lo sta stritolando in una morsa dalla quale non c’è scampo.

“Sciocchi” aveva pensato di quelli ingenui che tentavano una vittoria impossibile “quali possibilità avete voi di fare scacco matto al re ?E poi l’impossibile era accaduto. Sulla scacchiera del bene e del male l’eterna partita non sembra mai avere fine, ma silenziosa l’avanzata dio quei semplici pedoni l’aveva colto alla sprovvista. Poi anche l’ultima difesa del sovrano era crollata, E adesso ? Adesso il despota abbassa il capo vinto, quelle colonne che fino ad un momento prima sostenevano il suo castello adesso gli provocano un senso di soffocamento. Impareremo dalla nostra storia alla luce di una ragione che possa consegnarci un futuro in cui non siamo destinati a ripetere sempre gli stessi sbagli ? Dalle macerie del suo regno crudele, si ergerà il trono della pace ? “ Nel 2013 lo stesso bozzettista sottolinea che “I vecchi, i potenti, i padroni della terra hanno concluso il loro pasto, mangiato a sazietà, quel che rimane sono pochi avanzi e quel che avanza della nostra civiltà oramai è marcito nelle loro mani. Le nostre generazioni nascono così in una realtà fortemente deprivata, tutto sembra finito ed ai potenti non resta che osservare che verrà dopo di loro dai resti del proprio banchetto. Ma per quanto tutto ciò appaia logoro e consumato sarà sempre nel coraggio e nelle speranze di ciò che è nuovo che troveremo ancora una volta un miracolo, nella forza di cercare ugualmente, il proprio domani anche quando l’oggi sembra privo di ogni futuro, una ricerca che all’alba del nuovo giorno non mancherà di portare frutti migliori”. Nel 2014 lo stesso bozzettista affiancato da Irene Nocenti sottolinea come “Cambiamo prospettiva ed osserviamoci dall’alto: non siamo più singoli, non siamo più soli. Siamo uniti da una fioritura straordinaria, siamo in grado di vedere i colori. Ed all’improvviso dove sembrava non esserci speranza vediamo nuove possibilità, realtà diverse vediamo Cambiamento”. Nel 2015 gli stessi bozzettisti sottolineano che “Un ciliegio inaridito come una vita sotto tirannia. Un domani ciclico, fatto di miseria, privo di speranza, dominato dalla Torre che ci sovrasta. Dove è che quel ciliegio sterile trova la forza di fiorire ? E’ davvero possibile emergere da una oscurità così impenetrabile ? Avremmo potuto non credere, abbandonarci a tutto ciò. Ma alla luce di tale Miracolo il passato si frantuma, la geometria delle catene lascia spazio alla sinuosa natura del cambiamento. Tutto si colora e si trasforma, possiamo muoverci. Abbiamo liberato il futuro! “. Lo scorso anno, infine, sempre gli stessi artisti dilettanti sottolineano “Cosa è oggi questo miracolo che gli aquesiani hanno tanto a cuore ? E’ quello stesso entusiasmo che cresce in loro fino a germogliare in una festa di cui sono sangue e membra, linfa e corpo. Uno spirito palpabile a cui danno forma come colori su una tela e che traccia una relazione tra uomo e natura. E’ così che figura e paesaggio scorrono e si sovrappongono fono ad intrecciarsi e tessere i nostri Pugnaloni”.

Commenta con il tuo account Facebook
Share.

Comments are closed.