«La mafia nel territorio viterbese c’è da tempo – osservano Roberta Leoni e Fiormichele Benigni per Rifondazione Comunista Viterbo e  già alcuni anni fa, Rifondazione organizzò un seminario ben documentato sul tema con un giornalista locale, l’Arci e l’Associazione Libera.

Per noi dunque le notizie di questi giorni non sono affatto una sorpresa. Prendiamo le distanze dalle dichiarazioni del Sindaco di Viterbo, che ha tentato di ridurre dimensioni e specificità del fenomeno, mostrando così scarso rispetto istituzionale per il lavoro di magistratura e forze dell’ordine, le quali invece senza giri di parole hanno denunciato il carattere mafioso della vicenda. Sottoscriviamo anche le parole d’ordine dei sindacati, che hanno indetto una fiaccolata cittadina per la legalità e la giustizia.

Ma aggiungiamo una nostra considerazione: diverse posizioni si sono espresse negli scorsi giorni affinché contro le mafie si levi autorevole la voce dello Stato, della politica, delle istituzioni (qualcuno ha pure invocato le “forze imprenditoriali”).

Benissimo, ma noi chiediamo: di quale politica parlate? Quella che si indigna per la mafia e poi smantella stato sociale e reti assistenziali? Quella che criminalizza l’associazionismo, il volontariato, o chiude i centri anti-violenza? Quella che condanna i migranti alla marginalità? Quella che comprime i diritti, precarizza il lavoro e di fatto benedice caporalato, lavoro nero, sfruttamento, miseria? Quella che mercifica le relazioni umane, o che consacra l’evasione fiscale? Eppure proprio questo è il piano su cui si colloca la vicenda viterbese (compro-oro, promesse di posti di lavoro, ditte, locali notturni, negozi), e su certi ‘affari’ bisogna andare alla radice dei problemi, non limitarsi a guardare alla superficie. Noi comunisti non ci uniamo all’ipocrisia delle ‘anime belle’. La mafia, scrisse Peppino Impastato, è una montagna di merda».

 

 

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