Stefano Signori

 

VITERBO – “Proprio i giovani sembrano essere i più favorevoli al concetto di uomo forte. Mi chiedo quanti fra coloro che lo invocano sarebbero disposti a ripristinare il servizio militare obbligatorio, dove la presenza dell’uomo forte è istituzionale e diventerebbe perciò d’obbligo sottomettersi agli ordini.

Come si concilierebbe l’invocazione dell’uomo forte con l’altrettanto forte attaccamento dei giovani alla loro personale libertà e insofferenza d’autorità, che si manifesta in famiglia o nella scuola? Confartigianato imprese di Viterbo spesso attraverso corsi educativi e di formazione ha avviato progetti mettevano al centro un’educazione che inizia dalla famiglia, ad esempio “Scuola per Genitori” sotto la direzione scientifica di Paolo Crepet. Attraverso questo percorso formativo si sono date indicazioni di viaggio ai giovani, che sono il vero futuro di questa nazione, facendo capire loro che non servono uomini forti, ma forti uomini e donne che leghino i veri valori basilari per essere buoni cittadini. Quando Grillo dichiara che servono forti uomini di Stato lo fa perché sa di avere una presa sull’elettorato. Certo, ma non solo lui. Per limitarci agli ultimi decenni, abbiamo avuto l’esperienza di Silvio Berlusconi prima, di Matteo Renzi poi.

Accomunati dalla pretesa di essere uomini forti al comando, al di sopra del parlamento. In effetti, il concetto sembra fare breccia nell’elettorato di tutti i partiti. Grillo, Salvini, Berlusconi, Renzi: in Italia c’è una gran concorrenza di aspiranti uomini forti. Anzi, direi che c’è stata una vera e propria cinematografia, una comunicazione di massa su questo tema. Solo che spesso gli uomini forti si rivelano soltanto dei gradassi. Nelle democrazie la libertà di votare c’è, ma la capacità di scegliere è un’altra cosa e per assicurarla ci sono solo due principali mezzi, l’istruzione garantita a tutti e la libertà di informazione, una presa di coscienza sana, sociale e umanistica. Gli italiani hanno un’inclinazione verso gli uomini della provvidenza.

L’Italia presenta questo ondeggiamento continuo verso uomini forti o presunti tali, però quando ci è stato presentato un referendum su una riforma costituzionale che intendeva avere al governo un uomo forte, la maggioranza dei votanti lo ha bocciato. Io credo che l’idea che solo gli italiani abbiano questa predisposizione derivi dall’ignoranza della storia di altri Paesi. Anche nelle altre nazioni democratiche si è spesso invocato l’uomo forte e talvolta lo hanno avuto: erano uomini forti Roosevelt, Churchill, De Gaulle, Eisenhower. E ci sono state anche donne forti , la Gandhi, la Thatcher ,Golda Meir …. Proprio negli ultimi tempi la Merkel è una donna con tali caratteristiche. Fu all’inizio degli Anni 60 del secolo scorso che fu denunciato e discusso il fenomeno della personalizzazione della politica, che dai regimi totalitari e autoritari sembrava trasferirsi a quelli democratici, ma il fenomeno è tipico della politica di massa. Nell’Italia repubblicana è stata presente in tutti i partiti politici, dove i segretari generali rimanevano per anni alla guida: penso a Togliatti, Malagodi, Almirante, De Gasperi che per quasi un decennio fu a capo del governo, nel rispetto del parlamento e dell’equilibrio dei poteri e guidò il Paese fuori dalla catastrofe della guerra verso il “miracolo economico”.

Oggi invece abbiamo Trump negli Stati Uniti, il più recente e spettacolare esempio di democrazia recitativa. Dicono che sia imprevedibile e invece, secondo me, è molto prevedibile, perché è deciso a fare quel che ha promesso durante la campagna elettorale. E lo farà, se non incontrerà ostacoli che potranno frenarlo o costringerlo a cambiare rotta: sta recitando la parte di chi impone la sua volontà alle multinazionali, ma il suo obiettivo è di convincere le multinazionali statunitensi a reclutare lavoratori statunitensi. Anche in Europa vediamo crescere la retorica dell’uomo forte. Qui le istituzioni sono ancora più deboli, ma l’uomo o la donna forte non serviranno senza forti istituzioni democratiche europee e senza una forte volontà degli europei di preservare e far progredire l’Ue. Bisognerebbe rafforzare le istituzioni come il parlamento europeo, non certo la Bce che di forza ne ha già tanta da imporre le sue decisioni agli Stati, contribuendo a indebolire l’autorevolezza dei governi nazionali e la fiducia dei cittadini nella democrazia. Torno a ripetere che nelle democrazie la libertà di votare c’è, ma la capacità di scegliere è un’altra cosa. E per assicurarla possiamo scegliere o l’istruzione garantita a tutti o la libertà di informazione, ma entrambe non godono di ottima salute ways to lose weight quickly.

Io rifletto sui i fatti accaduti più che elaborare ricette per il presente. La Confartigianato, l’associazione che io rappresento pro-tempore, ha dato in questi anni una serie di indicazioni, come il lavoro sui territori, la crescita delle coscienze, lo sviluppo e l’occupazione come vera ricetta a sfondo umanistico per non farsi attrarre da scorciatoie inesistenti, i passaggi delle aziende da padre a figlio, i passaggi generazionali, queste sono state le priorità per continuare un benessere dedicato al lavoro e alla crescita anche come persone oltre che come solo aziende. L’esercizio del consenso popolare passa dalle coscienze e poi successivamente da una consulta popolare, le elezioni. Alla fine, dipenderà dai cittadini se vogliono essere protagonisti di una democrazia rappresentativa o semplicemente comparse di una democrazia recitativa”.

Stefano Signori
Presidente Confartigianato Viterbo

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