VITERBO – Lo sconto tanto atteso per l’Irap da parte delle imprese delude le aspettative di quanti, non più di tre mesi fa, tra le righe della prima finanziaria del Governo Renzi intravedevano l’input per una ripresa degli investimenti per rimettere in moto l’attività delle piccole imprese. “La legge di stabilità contiene misure di impatto significativo per le imprese”: lo si diceva ad ottobre dello scorso anno quando, all’indomani dell’approvazione dei provvedimenti da parte del Consiglio dei Ministri, l’attenzione era puntata principalmente sullo sconto tanto atteso per l’Irap.

 

«Il comparto lavoro legato al jobs act sembrava essere inizialmente l’unica (e di certo non sufficiente) carta vincente della legge di stabilità a favore delle imprese – commenta Andrea De Simone (foto), direttore di Confartigianato Imprese di Viterbo –. L’intervento più efficace si intravedeva nel taglio al cosiddetto “cuneo fiscale”, ovvero la totale deducibilità dalla base imponibile IRAP del costo del lavoro sostenuto per i dipendenti assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Tuttavia, studiando a fondo questa misura, per altro sbandierata in questi giorni in molti salotti televisivi serali come fondamentale intervento a favore dello sviluppo delle aziende, ci si accorge che il beneficio in termini monetari per ogni dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato è di circa 400 euro all’anno». Era già stato sottolineato tre mesi fa come venissero escluse dagli interventi stabiliti nella legge di stabilità oltre 3 milioni di imprese senza dipendenti (circa il 70% delle totale delle aziende italiane) e come fosse doveroso, ai fini di un reale e concreto miglioramento delle condizioni lavorative degli imprenditori italiani, prevedere l’innalzamento della franchigia Irap.

 

«Considerando che il paese Italia – continua De Simone – e ancor più la nostra provincia sono caratterizzati da un tessuto imprenditoriale di micro e piccole aziende con in media meno di tre dipendenti assunti, il beneficio annuo per ogni azienda apportato dalla manovra sarebbe inferiore ai 1200 euro. In altre parole meno di 100 euro al mese. E’ del tutto evidente, dunque, che l’intervento sull’Irap non costituisca né un intervento in grado di favorire lo sviluppo né tantomeno una ricetta per salvare le aziende in crisi. C’è da aggiungere inoltre che gli effetti sui bilanci delle aziende si avranno solo a partire dal periodo d’imposta  2015, quindi in termini di portafoglio sulle tasse che si andranno a pagare nella primavera del 2016. Quello in esame, non è altro che un intervento che genera e genererà per le casse dello Stato solo un inutile dispendio di risorse senza alcun beneficio vero per la vita delle aziende. È amaro dover constatare che, evidentemente, la lezione degli “80 euro in busta paga”, con suoi effetti impercettibili sui consumi, non sia servita affatto».

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