MONTEFIASCONE – La sessantesima edizione della Fiera del Vino, o meglio Sagra Paesana o ancora, come ha affermato un esperto enologo a livello Europeo, Fiera dell’alcool, in Montefiascone, ha chiuso i battenti, lasciando dietro di se tanti strascichi e valutazioni negative; un’edizione che sicuramente rimarrà nella storia per e con le motivazioni più svariate e contraddittorie.

Una Fiera volta al reperimento di soldi e, la tassa fissa d’ingresso, nelle sue due modalità di pagamento, ne è stata la dimostrazione più schiacciante.

Una scelta che non ha dato possibilità di passeggiare per il centro del paese, che non ha dato la possibilità di andare a prendere un gelato senza pagare dazio.

L’Addobbo? beh! in occasione del Natale anche nelle nostre frazioni se ne vedono migliori; poi quei minuscoli fiori lungo le pareti delle case del Corso e su P.za V. Emanuele, se ne poteva fare a meno, secondo alcuni, sarebbero state più di effetto bandiere con i colori della città.

Personalmente mi sono trovato in due occasioni, quando, due famiglie numerose, volendo andare a mangiare presso la cantina dell’AS.VO.M., sono state bloccate a Porta di Borgo e, senza il suddetto pagamento, non è stato loro concesso d’entrare, risultato che queste famiglie se ne sono andate a mangiare altrove, con tutte le critiche intuibili.

Qualche buon tempone, forse conoscitore del cinema, ha coniato il detto: Roma città aperta, Montefiascone città chiusa.

Una Fiera, priva di professionalità nella gestione di diverse cantine; non è stato trovato alcun sommelier in alcuna cantina che avesse potuto dare spiegazioni sul vino che la cantina proponeva al pubblico, senza tralasciare che, in alcune cantine, gli inservienti non sapevano neanche loro cosa e come dovevano soddisfare la richiesta delle persone li presenti al loro banco.

Gli spettacoli, tolta la magnifica giornata dell’Air Show, nella quale Montefiascone ha investito e Marta e Capodimonte hanno ringraziato, anch’essa, tuttavia, terminata comicamente, allorché, lo spettacolo offerto dalla Banda dell’Aeronautica che doveva essere libero, si è, invece, dovuto pagare, cosa accaduta anche a me e credo anche ai tanti che erano con me, in fila, al botteghino sito innanzi alla Banca di Spoleto.

L’innovazione nel trasferimento del Cantinone nel cortile del Seminario Barbarigo per i più diversi motivi e con diverse versioni della realtà, secondo la fonte consultata: Trasferimento che poi è risultato altamente positivo sotto ogni punto di vista; una realtà inaspettata.

Tanta gente è andata al Cantinone ma poi non è andata alla Fiera.

La novità del Corteo Storico con la morte di Defuk nel pomeriggio, anziché nella serata, come tradizione avrebbe voluto. Su questo ci sarebbero tante altre cose da chiarire.

La presenza del pubblico, nel suo insieme, è stata inferiore, almeno del quindici per cento, rispetto agli altri anni come alcuni partecipanti alla Fiera da anni, hanno asserito.

La partecipazione agli spettacoli?. Anche su questo tante diverse valutazioni di presenze.

Certo, per le manifestazioni, in P.le Mauri, la verifica era più facile, ma per gli spettacoli su P.zza V. Emanuele, tutto è nella più ampia diversità di valutazioni con stime che non stanno ne in cielo ne in terra.

Tolto lo spazio occupato dai tavoli fissi intorno alla piazza, tolto lo spazio della Fontana centrale, bastavano duecento persone per avere la suggestione di tanta gente ed una piazza colma, ma in realtà poca cosa.

A nostro avviso, un plauso doveroso va all’Aeronautica Militare per lo spettacolo magistralmente realizzato con ottimi brani musicali, come pure al gruppo degli sbandieratori per la loro positiva esibizione, senza dimenticare quello eccezionale del celebre M. Zarrillo. Gli altri spettacoli: normale quello di O. Berti e molto gradito quello dei Jalisse.

Una Fiera, nata soprattutto per la promozione del locale Vino EST! EST!! EST!!! si è caratterizzata dalla presenza di molti altri vini in concorrenza l’uno con l’altro, per cui, ecco la svalutazione dell’iniziale concetto di Fiera.

Questi quindici giorni di Fiera del Vino, Fiera dell’Alcool, Sagra Paesana, sarebbe meglio ripensarli anche alla luce degli ultimi sviluppi della realtà del mondo del Vino, della sua comunicazione e presentazione sul mercato.

Alla luce di tutto ciò, come, già, più volte suggerito, sarebbe meglio parlare e realizzare un Estate Montefiasconese dalla metà di luglio alla metà di settembre, nella quale comprendere ed armonizzare, senza accavallarle, tutte le manifestazioni che si effettuano sul territorio.

Pietro Brigliozzi

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