Tafiffa Luce

A causa dello stato di emergenza attuale lo smart working è diventato un tema di grande attualità, ma il suo uso, a prescindere dalle contingenze, aumenta la produttività aziendale, con percentuali che raggiungono anche il +15%, ed aiuta ad abbattere i costi vivi.

Le aziende in generale che hanno stipulato lo smart working sono 8 su 10, proprio perché ha determinato una maggiore efficacia lavorativa, oltre che l’abbattimento dei costi aziendali. Ma i dipendenti, se da un lato hanno la possibilità di lavorare in un posto più agevole, e gestire i tempi dell’attività in maniera flessibile, dall’altro si sobbarcano delle spese aggiuntive, causate proprio dal fatto che la loro attività si sviluppa tra le mura domestiche.

Smart Working, come evitare sprechi in casa

Lavorare da casa rappresenta per il dipendente, oltre ad indubbi benefici, anche l’onere di affrontare delle spese che, almeno al momento, non gli vengono riconosciute come lavorative. Il riscaldamento, ad esempio, che quando si sta fuori casa rimane spento, o messo al minimo, dovendo lavorare seduti ad un tavolino, per quanto ben coperti, deve poter funzionare anche per tutto il periodo di attività. E a risentirne è anche la bolletta elettrica, visto che tra computer, monitor, stampante e accessori collegati, il consumo in fase di pieno utilizzo potrebbe raggiungere i 400 Wh.. Un impiego di energia elettrica che, per 7-8 ore di lavoro al giorno, può produrre un costo mensile di almeno 15 euro in più. In questo caso la soluzione migliore è sempre quella di cercare di ridurre i consumi, magari seguendo i consigli della guida di Acea sul risparmio di energia elettrica in casa: invita il consumatore ad osservare alcune semplici pratiche, finalizzate ad evitare costi aggiuntivi, e pone tra le priorità sia il consumo degli elettrodomestici che le tariffe del proprio contratto.

Smart working, ma alle aziende conviene davvero?

Lato aziendale lo smart working ha certamente dei benefici. Adeguare il sistema ha anche dei costi, a partire dall’acquisto di strumenti sicuri e performanti per il lavoro da remoto. Lo smart working, tra l’altro, al di òà del presente periodo storico, non è una iniziativa attribuibile alla singola impresa, ma con la Legge 81 del 2017, è stato inserito a pieno titolo tra le norme dello Stato riguardanti i rapporti di lavoro.

E c’è di più visto che lo stato obbliga le aziende che volessero utilizzare tale strumento a dare priorità alle madri, oltre i tre anni dal congedo di maternità, e ai genitori di figli disabili. Tra i benefici che ne ricavano le imprese c’è un incremento del lavoro, sia in quantità che in qualità. Tra i costi ovviamente ci sono le attrezzature da adeguare, e i software aziendali, compresi quelli per la protezione dei dati. Per fortuna si tratta di spese da inserire nell’ammortamento dei macchinari, e quindi da detrarre dagli utili tassabili.