Alessandro Mazzoli

VITERBO – “Il fine vita era una priorità di questa legislatura perché si tratta di una legge di civiltà. D’ora in poi, nel pieno rispetto della Costituzione, ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso dato.

Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere lo stop alla somministrazione o rifiutarli. Un testo equilibrato, che rispetta il diritto a scegliere di tutti i cittadini ma rispetta anche il delicato lavoro dei medici. Inoltre, non viene introdotto alcun obbligo per nessuno trattandosi di scelte puramente facoltative. Dopo decenni di vuoto legislativo, finalmente abbiamo una norma chiara che sgombra il campo da ogni accusa di via libera all’eutanasia, garantendo invece un giusto bilanciamento tra i diritti dei pazienti, quelli dei famigliari e quelli del personale sanitario”. Così Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, commenta il sì definitivo al cosiddetto biotestamento arrivato oggi dal Senato. Il disegno di legge era stato approvato dalla Camera il 20 aprile scorso.

L’articolo 1 prevede che, nel rispetto della Costituzione, nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Viene “promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato” e “nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari”. Per i minori “il consenso è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore”. L’articolo 3 stabilisce che “ogni persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso Disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali’.

Le Dat sono revocabili e risultano vincolanti per il medico che, pertanto “è esente da responsabilità civile o penale”. Sempre questo articolo stabilisce le modalità di espressione della propria volontà: “Le Disposizioni devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata, con sottoscrizione autenticata dal notaio o da altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale o convenzionato. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, possono essere espresse attraverso videoregistrazione”. In caso di emergenza o di urgenza “la revoca può avvenire anche oralmente davanti ad almeno due testimoni”.

Quindi, l’articolo 4 stabilisce che “nella relazione tra medico e paziente, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità”.

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