CAPRAROLA – Si inoltra una nota del sindaco di Caprarola, Eugenio Stelliferi (foto): “Anche a seguito di alcuni interventi apparsi sulla stampa nazionale negli ultimi giorni, occorre precisare ancora una volta la reale situazione sulla faggeta depressa del lago di Vico. Per prima cosa va sottolineato il fatto che fino ad oggi il nostro Comune non ha mai avuto un piano di assestamento forestale e noi lo abbiamo approvato, ovviamente con il parere favorevole di Regione, Corpo Forestale dello Stato e di tutti gli enti preposti. Sul taglio dei faggi esistono due scuole di pensiero, e la prima sostiene che il taglio sia un danno perché oggi non ci sono più le condizioni ambientali e climatiche per rigenerare la faggeta. Secondo l’altra teoria, invece, non tagliare porterebbe i faggi direttamente alla morte.

 

Noi, con grande umiltà e non essendo i portatori della verità assoluta (come invece altri si credono di essere), ci siamo affidati a un ente istituz ionale, scientifico ed imparziale, come l’Università della Tuscia che, per cinque anni, effettuerà una serie di sperimentazioni su venti ettari di bosco con impatto pressoché vicino allo zero. Su questa porzione di faggeta si lavorerà in particelle con estensione massima di mille metri ad ettaro, il che significa che, in alcuni casi, potrebbero servire solo poche centinaia di metri di terreno. Nel prossimo lustro, quindi, gli esperti faranno i loro studi e, al termine, con documenti scientifici alla mano, valuteremo cosa sarà meglio fare: se sarà dimostrato che per il futuro della faggeta conviene tagliare, taglieremo. Altrimenti, se conviene non tagliare, non taglieremo.

 

L’amministrazione comunale è la prima a valorizzare la propria ricchezza ed è utile fornire anche qui qualche numero: su un totale di 750 ettari interessati dal piano forestale, quelli relativi alla faggeta sono 360 divisi in due parti quasi uguali. Una delle due insiste su Monte Venere per 150 ettari e, nel piano, è destinata all’invecchiamento indefinito e, quindi, non sarà interessata dal taglio. Sull’altra, come detto, si deciderà in base ai risultati della sperimentazione. Credo poi che in ogni decisione non debba mai prevalere il no o il si a prescindere. A proposito di valorizzazione: all’interno dei boschi organizziamo molti eventi, come le passeggiate ecologiche e le feste di primavera e d’estate, che hanno come obiettivo quello di “far vivere” la natura. Occorre, a mio parere, dire no alle strumentalizzazioni e lavorare tutti insieme per la crescita del territorio: il Comune che rappresento, d a alcuni è dipinto quasi come Attila, come se non avesse a cuore la sorte della natura e dell’ambiente. Così non è, perché sappiamo che nella tutela del nostro patrimonio naturale e culturale risiedono la nostra ricchezza e le nostre prospettive di sviluppo. Nel caso della faggeta depressa, come detto, ci sono semplicemente due scuole scientifiche di pensiero a confronto e la sperimentazione serve proprio a capire quale sarà la strada da seguire in futuro. Alla luce dei chiarimenti forniti, pertanto, posso affermare che le accuse rivolte al nostro comune sono assolutamente infondate in quanto contestano e condannano un taglio della faggeta che ancora non esiste e che non esisterà neanche per i prossimi cinque anni”.

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