VITERBO – “SEL ha deciso di fare Hara Kiri nel modo più efficace e definitivo, facendo sparire la propria rappresentanza in un colpo solo dal Consiglio Provinciale e dal Consiglio Comunale della città capoluogo, anticipando la riforma istituzionale che prevede la fine della Istituzione Provincia e del ruolo di capoluogo per il Comune di Viterbo.

 

La cacciata del Consigliere Moricoli, visto che la richiesta di dimissioni questo e non altro significavano, nasce proprio dalla indisponibilità di Moricoli a votare la lista di Sel alle elezioni di secondo grado in provincia, che a suo modo di vedere, e come si è puntualmente verificato, non avrebbe prodotto l’ elezione di un Consigliere di SEL, ma soltanto il risultato di sancire la rottura con il PD in provincia, propedeutico ad una successiva rottura anche nel Consiglio Comunale di Viterbo, sull’onda di un posizionamento all’opposizione nelle realtà locali per assecondare la scia degli orientamenti nazionali che già avevano prodotto l’abbandono di SEL da parte di un nutrito gruppo di parlamentari, circa la metà dei deputati.

 

Così, persa la rappresentanza in Consiglio Comunale diveniva automatico il venir meno della presenza in Giunta di un assessore e, considerata la decisione di ridurre gli assessorati da 9 a 7, ha fatto benissimo l’assessore Valeri, con grande senso di dignità e di realismo politico, ad anticipare tutti sul tempo e concludere la propria esperienza rassegnando le proprie dimissioni, costringendo chi è stato causa e braccio di questa vicenda alle solite frasi di circostanza, ammantate di ipocrisia e luoghi comuni.

 

Purtroppo così finiscono anche le attese di chi ha ritenuto che SEL potesse essere un punto di riferimento per qualificare a sinistra un’amministrazione che era nata sulle ceneri del centro e del centro destra, che da sempre hanno amministrato questa città. E’ svanita così l’ipotesi che idee innovative potessero trovare diritto di cittadinanza fornendo occasioni di confronto e di realizzazione di progetti nel campo della cultura, dei servizi sociali, che si mettessero in azione programmi in grado di attrarre investimenti che rilanciassero occupazione e attività economiche compatibili con il rispetto del territorio e dell’ambiente.

 

In realtà questa uscita di scena di SEL è ben rappresentata dalla regia che ha disegnato l’operazione, di fatto si è consumata sul “nulla”, su una “battaglia politica” si sarebbe detto una volta, autoreferenziale e del tutto estranea agli interessi dei cittadini, su un’istituzione che già non c’è più e presto sparirà del tutto. In realtà si è consumata già durante questi due anni in cui si faticava ad individuare il ruolo di SEL, mentre emergeva lo scollamento tra consigliere ed assessore e soprattutto perdeva di credibilità nell’opinione pubblica, anche in quei settori di società che si erano fidati votando la lista, la promessa elettorale di un cambiamento un po’ generico, ma potenzialmente incisivo.

 

Così da un ruolo aggregante di pezzi di società, certamente non maggioritari, ma significativi, si è passati alla inerzia politica, alla disgregazione dell’esistente per finire con l’auto distruzione di se stessa dimenticando che sulle macerie non si sono mai costruite le fortune politiche. Purtroppo questo non gioverà affatto alla Giunta Michelini, anzi la crisi di SEL, cioè di un pezzo di sinistra nel rapporto con il PD, non fa che anticipare una crisi più profonda e foriera di danni molto più consistenti che cova da tempo nel PD. La spaccatura in due del gruppo consiliare è legata esclusivamente a questione di posizionamento, prima ancora che di potere e viene denunciato dagli stessi Consiglieri Comunali che si rinfacciano reciprocamente le stesse identiche responsabilità. Il partito d’altra parte è esistente solo per sancire o alimentare spaccature, è orfano di progetti, di idee, di tensioni ideali , è per di più privo di una vera e compatta componente renziana, è ostaggio dell’altra componente,molto più organizzata, presente in Giunta e per matrice e tradizione storica ben avvezza alla gestione del potere.

 

Di tutto questo il Sindaco e la Giunta prima o poi finiranno per pagare le conseguenze, perché non è destinata a durare un’amministrazione in perenne tensione per garantire gli equilibri e di conseguenza sempre più incapace di cimentarsi con questioni che non siano solo la ordinaria gestione della attività amministrativa, sempre che la crisi non precipiti se la selezione degli assessori non sarà in grado di rispondere a logiche che ne garantiscono competenza, capacità ed efficienza amministrativa”.

 

Marco Faregna

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