VITERBO – Queste ultime ore sono segnate da una grande amarezza nell’apprendere di una scelta “superiore” con la quale è prevista la sostituzione delle Clarisse del Monastero di Santa Rosa con un altro ordine , anch’esso di osservanza francescana ma non claustrale.

 

E’ dal 1258 che le Clarisse, da sempre parte del tessuto civile e cristiano della città, sono le silenti custodi del corpo incorrotto di santa Rosa e, verso di esse, si è creato nei secoli un legame fortissimo accresciuto anche dalla loro attività instancabile a favore delle giovani generazioni di viterbesi.

 

Le ultime voci, che purtroppo confermano quanto trapelato già da tempo, stanno turbando tutti quei sentimenti di gioia e orgoglio cittadino per quanto viene rappresentato nel nome della Santa. Il Trasporto della macchina di Santa Rosa con il recente riconoscimento Unesco, unitamente al successo dell’esposizione della Macchina ad Expo 2015 (unica espressione di carattere religioso ivi presente), non prescindono certo dalla devozione religiosa della città e dal legame che ogni anno si rinnova nel nome della Santa tra facchini, cittadini, amministratori, ed ovviamente il Monastero delle Clarisse.

 

Senza avere la presunzione di indicare soluzioni che non attengono al nostro ruolo, riteniamo che tale delicata situazione meriti maggiore attenzione e prudenza; perchè procedere quindi in modo improvviso e senza averne parlato alla cittadinanza spiegandone le motivazioni? Come verrebbe interpretato questo dai viterbesi? Crediamo che le nuove suore meritino la massima considerazione e il massimo rispetto, ma se la sostituzione delle clarisse dovesse accadere, potrebbe anche avvenire in modo parziale e senz’altro graduale, in un tempo programmato tenendo in considerazione il Giubileo appena inaugurato e il Santo Natale imminente.

 

Molto poi è già stato detto del patrimonio storico-artistico custodito con cura secolare dalle clarisse; ebbene, tale pregiato patrimonio, frutto di donazioni alla nostra piccola Santa da parte di personaggi importanti e semplici devoti, non può essere separato dal contesto monastico e dalla città che lo accoglie. Ci auguriamo, pertanto, che l’opera di catalogazione di questo patrimonio culturale possa continuare con la stessa cura ed attenzione finora dimostrata e che, in tempi relativamente accettabili, sia reso visibile alla città, a testimonianza della grande devozione che sempre ha esercitato la nostra piccola Rosa”.

Comune di Viterbo
Sodalizio dei Facchini

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