VITERBO – ” Il nostro obiettivo è creare lavoro duraturo e dignitoso. In una città che offre su un piatto d’argento notevoli opportunità, mortificate fino ad oggi dalle varie amministrazioni di diversa connotazione politica.

Disponiamo di un sistema termale tra i più pregiati d’ Italia e mai valorizzato.

In tutti i comuni d’Italia che dispongono di un solo zampillo di acqua termale si offre la possibilità di effettuare cicli di cure termali con soggiorni completamente sovvenzionati dall’Inps.

Ciò permette lo sviluppo di un turismo di lunga permanenza (almeno 15 giorni), cui consegue benessere e sviluppo di esercizi artigianali e commerciali.

E’ paradossale, ma ci risulta che nessuna struttura alberghiera di Viterbo, tantomeno quella comunale, sia convenzionata con l’INPS.

Come può un Comune permettere che non si attui una così banale e, al tempo stesso, fondamentale opportunità?

E’ inaccettabile, anche, che le Amministrazioni Comunali che si sono susseguite negli ultimi 25 anni non si siano dotate di un piano termale generale che garantisca un’offerta distribuita a più operatori.

E che inoltre non sia stato ancora predisposto il bando per la riattivazione del complesso delle ex Terme INPS, ripristinandone la portata di acqua che gli è stata sottratta.

Disponiamo di oltre 140 immobili pubblici non utilizzati, alcuni abbandonati e alla rovina, come le ex Terme Inps e il Palazzo di Donna Olimpia a porta S. Pietro.

Altri ristrutturati a spese dei cittadini e chiusi da anni, come ad esempio Palazzo Calabresi, di proprietà del Comune. Un gioiello architettonico in pieno centro. O ancora, il seicentesco Palazzo Doria Pamphilj. Un altro esempio di tesoro artistico e architettonico da aprire a visite guidate, magari in collaborazione con l’Università.

Immobili che potrebbero apportare risorse alle casse del Comune e che allo stesso tempo offrirebbero opportunità di lavoro in particolare ai giovani.

A Viterbo il lavoro è inesistente e i giovani stanno abbandonando questa città in piena decadenza.

Il centro storico si è svuotato, il commercio si è quasi estinto nelle vie centrali, vittima della grande distribuzione e di servizi scadenti e dispendiosi (basti pensare alla raccolta dei rifiuti e al servizio idrico).

Il disagio che abbiamo provato di fronte al degrado e all’incuria della nostra città ci ha spinti a prendere la decisione di non rimanere inerti e di impegnarci in prima persona.

Perché crediamo che sia giunto il tempo di invertire la rotta e sentiamo l’esigenza di metterci a disposizione come soggetti attivi di tale cambio di passo e di prospettiva. Senza più delegare a politici mestieranti.

Siamo cittadini comuni, impegnati in associazioni e movimenti politici, non ci siamo mai seduti prima come consiglieri a Palazzo dei Priori. Abbiamo portato avanti i nostri percorsi di lotta nei comitati.

Ne è un esempio il Comitato Non ce la beviamo. Stiamo lottando da 5 anni ormai per costringere l’Amministrazione a risolvere il problema dell’arsenico nell’acqua. E per riappropriarci dell’acqua in quanto bene comune, in termini di qualità e soprattutto di accessibilità e di costi.

Ma tanti percorsi di lotta non sono sufficienti, se non si incontrano e se non ci si mette in grado di passare dalla protesta alla gestione diretta dei beni comuni.

Fra due mesi torneremo alle urne per rinnovare l’amministrazione comunale.

Insieme abbiamo deciso di dare vita ad un progetto denominato “Lavoro e Beni Comuni”, perché il nostro primo obiettivo è creare lavoro.

Salvaguardando e valorizzando i beni comuni, il nostro patrimonio naturale, artistico e culturale, restituendo così il giusto decoro alla nostra città.

Il 13 Aprile alle ore 17:30, presso la Sala della Provincia in Via Saffi, illustreremo il nostro programma.

E in particolare affronteremo insieme i temi del sistema termale, della gestione del ciclo dei rifiuti e dell’acqua… sempre con il primo obiettivo del lavoro.

Aspettiamo tutti quei cittadini che, indignati come noi, vogliono impegnarsi a costruire un progetto di alternativa, perché cambiare si può, è giusto, è necessario “.

Paola Celletti
Lavoro e Beni Comuni

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