«Nel primo giorno di guerra l’esercito russo ha preso Chernobyl, nel quarto ha colpito un sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi. Oggi è sotto attacco la centrale nucleare più grande d’Europa.

Ormai – scrive Rodolfo Ridolfi, presidente del Comitato per la Salvaguardia del Territorio di Corchiano e della Tuscia Coordinamento dei Comitati della Tuscia – risulta innegabile che gli impianti nucleari siano obiettivi militari primari al pari di caserme, aeroporti e infrastrutture industriali. Purtroppo, nella scelta delle aree potenzialmente idonee non è stato considerato il rischio bellico, scelta che riteniamo particolarmente sconsiderata visto che il deposito dovrà ospitare anche scorie ad alta attività ed avrà una vita prevista di trecentocinquanta anni.

Riteniamo opportuno che Sogin, Isin  Ministeri e Governo dovranno tenere conto di questa probabile evenienza prima di pubblicare la Carta Nazionale delle Aree Idonee e di scegliere il sito dove costruire il Deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. Ci permettiamo di ricordare che anche il Premier Draghi recentemente in Parlamento ha rammentato che la guerra esiste ed è possibile pure in Europa e che dovremmo tutti tenerne conto per il futuro.

Ci sono, per , altri problemi che ci preme evidenziare e che questa crisi internazionale pone davanti a tutti noi con drammatica evidenza.

SOGIN è interamente finanziata dalla voce A2+Mct della bolletta elettrica ed in un periodo di continui rincari del costo dell’energia riteniamo sensato che le preziose risorse che finanziano l’esercizio della stessa Società vengano impiegate nel miglior modo possibile e che esse vengano adoperate per garantire la sicurezza di tutti i Cittadini italiani, cosa che un deposito superficiale contenente l’intero inventario dei rifiuti radioattivi nazionali, con dolorosa evidenza, non pu  garantire. A conferma di ci  esiste una corposa e autorevole documentazione prodotta da tutti i Portatori di interesse che hanno partecipato al Seminario Nazionale, conclusosi con il totale diniego da parte di tutti i Territori interessati dalla CNAPI ad ospitare il Deposito Nazionale.

Altro tema che ritemiamo particolarmente necessario porre all’attenzione è il consumo di suolo agricolo. Le aree potenzialmente idonee alla realizzazione del Deposito nazionale sono pressoché tutte aree agricole e per quello che riguarda la Tuscia anche di altissimo valore.

Considerato che è alle porte una crisi alimentare dovuta alla scarsità di materie prime e a rincari vertiginosi dei costi delle stesse consideriamo delittuoso sottrarre 150 ettari di Terra fertile e coltivata e cancellare definitivamente delle Aziende Agricole produttive per far posto a dei rifiuti.

Pertanto, oggi più che mai, risulta necessario rivedere il Programma nazionale per i rifiuti radioattivi, riconsiderare il progetto del Deposito, riconsiderare le aree individuate dalla CNAPI e, soprattutto, separare i rifiuti radioattivi in base alle loro caratteristiche e, come si fa nelle nazioni civili, mettere gli impianti nucleari lontani da zone abitate».

 

 

 

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