VITERBO – “Mille locandine che invitano a prenotare una cena, che promettono divertimento assicurato. Ce le immaginiamo queste donne finalmente libere di uscire, di lasciare a casa figli, mariti, genitori, fidanzati e dirigersi verso un locale profumate e frizzanti pronte a svagarsi almeno una volta l’anno.

 

Nello spazio che va dal “rosa” della neonata al “rosso” della violenza estrema non rischiamo di tradurre il giallo della mimosa in un simbolo di banalità e superficialità?

 

Da più di un secolo si celebra in tutto il mondo l’8 marzo: Giornata Internazionale della Donna. Oggi l’8 marzo la chiamiamo la “festa” della Donna, festeggiamo pure ma cerchiamo di non dimenticare cosa c’è dietro questa data.

 

Ci sono molti anni di lotte e sacrifici da parte di quante prima di noi hanno dato vita ai movimenti per l’emancipazione delle donne, hanno combattuto per conquistare i diritti che noi oggi esercitiamo, hanno contrastato le discriminazioni contro le donne. Le donne hanno “semplicemente” rivendicato il diritto di pensare e di agire in libertà.

 

Molti traguardi sono stati raggiunti, ma non dobbiamo abbassare la guardia, niente è scontato e duraturo. Chi, come noi, è più avanti negli anni ricorda quanto dure e al tempo stesso esaltanti siano state le esperienze vissute per ottenere conquiste sociali, politiche ed economiche; alle nuove generazioni che queste esperienze non le hanno vissute vanno trasmesse perché le custodiscano e le tramandino come un bene prezioso, perché a questi racconti aggiungano le loro storie vissute per conquistare nuovi e necessari spazi.

 

Molti sono ancora i diritti negati alle donne, molti sono gli stereotipi da abbattere e troppe le discriminazioni e le violenze che le donne subiscono.“Formalmente” la parità di genere è riconosciuta, ma modelli culturali, mentalità, condizionamenti psico-sociali lasciano ancora le donne indietro.

 

Le vecchie generazioni devono trasmettere la memoria delle lotte e delle conquiste perché le giovani generazioni con coraggio pretendano più rispetto delle loro capacità e del loro ruolo per superare lo squilibrio che persiste tra donne e uomini.

 

Le donne tutte devono essere vigili e attive, devono evitare di chiudersi nella personale esperienza di emancipazione, devono combattere pubblicamente le loro battaglie.

 
Tutte insieme festeggiamo l’8 marzo, ma ricordiamoci quanti sacrifici sono costati alle donne che ci hanno preceduto le conquiste di cui oggi godiamo e non dimentichiamo che la nostra “liberazione” non deve durare solo un giorno!”.

 

Coordinamento Donne Spi Cgil Viterbo

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