VITERBO – Il 14 ottobre il settimanale Vita ha segnalato, con un servizio titolato “Azzardo, sono 12.376 i ludopatici in cura. Ma sui fondi è nebbia fitta”, come il problema del gambling disorder (ovvero Disturbi legati a tutte le forme di gioco d’azzardo, come classificato dall’ultimo DSM-V del 2013) sia ancora sottovalutato nel quadro sanitario nazionale.

 

Come riporta ancora il settimanale, “in Italia i pazienti affetti da disturbo da gioco d’azzardo in trattamento sono 12.376 (il dato è aggiornato al giugno scorso ed è stato per la prima volta fornito dal ministero della Salute). Sino ad ora erano note (alcune) cifre a livello regionale. I giocatori presi in carico (con patologia certificata) sono quindi molti di meno di quelli (ma qui si tratta di stime) considerati “problematici” che in Italia sarebbero circa 800mila”. E prosegue: “per ora quello che si sa (sui fondi, ndr) è che la legge di stabilità 2014 ha stanziato un fondo di 50 milioni di euro per la cura e il contrasto del disturbo da gioco d’azzardo, di cui un milione di euro è destinato alla sperimentazione di modalità di controllo dei soggetti a rischio di patologia, mediante l’adozione di un software. Quali siano le ricadute pratiche di quel finanziamento ad oggi non è dato sapersi. Attualmente, se il Ministero della Salute ha finanziato con un fondo di 100 mila euro il Progetto “Sistema di Sorveglianza Nazionale sul Disturbo da Gioco d’azzardo” di cui l’Istituto Superiore di Sanità è il coordinatore. Quali i risultati attesi? Che tipo di impatto sta avendo questa iniziativa?”.

 

Ciò che è interessante, è capire, a livello di finanziamenti, come la vera partita si giochi a livello regionale. Lo scorso luglio, solo per citare il caso della Lombardia, il Pirellone ha stanziato tre milioni di euro per finanziare 68 progetti ‘no slot’ sul territorio lombardo. Verrebbe da chiedersi allora a quanto ammonti il budget complessivo che le Regioni investono contro l’azzardo, in modo da coordinare in modo coerente gli interventi regionali e fra e con quelli governativi. Abbiamo girato la domanda al ministero della Salute. Questa la risposta: « l Ministero della Salute non dispone di dati rispetto alle risorse utilizzate dalle singole Regioni per il contrasto al gioco d’azzardo». Aggiungiamo che all’’interno dei bilanci delle Asl è praticamente impossibile distinguere con nitidezza quanto vada alla lotta contro l’azzardo e il quadro è completo. Quella del GAP sembra allora una spirale senza fine e molto difficile da controllare, la patologia del gioco d’azzardo che sta riducendo sul lastrico oppure alla disperazione più nera intere famiglie e persone di ogni età e condizione socioeconomica. Esistono tuttavia degli spiragli coraggiosi, delle possibilità da parte dei servizi che oltre la sola speranza stanno cercando di costruire una via d’uscita dal male che li attanaglia e non di fuga dalla realtà. Il CeIS “San Crispino” di Viterbo, nell’ambito della sua mission di servizio alla persona e alla famiglia, da sempre attento particolarmente ai nuovi disagi e alle nuove povertà, ha dato vita ad un programma terapeutico specialistico residenziale per il GAP (acronimo di gioco d’azzardo patologico), denominato “NO MORE GAP ADDICTION”, e reso possibile grazie alla partecipazione e al sostegno della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), puntando sulla professionalità e sull’’innovazione per una nuova sfida educativa e terapeutica. L’’intervento si articola in 3 fasi: Accoglienza e presa in carico; Percorso terapeutico residenziale specialistico; Dismissioni e follow up; La propensione al gioco ormai attraversa tutti gli strati socio-economici della popolazione e riguarda tutti gli aspetti quotidiani della vita persona che ne è affetta, tra le dipendenze comportamentali il GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) rappresenta la conseguenza di un processo di degrado sociale ed educativo in cui si associa un consumo ad uno stile di vita, con conseguenze gravi per il singolo, la famiglia e tutta la comunità civile. Per chi ritiene opportuno prendere contatto con i professionisti per un colloquio informativo e/o conoscitivo, rivolgersi a: CeIS San Crispino di Viterbo Tel. 0761/228127 Cell. 331/8790053 gap@ceis.viterbo.it www.ceis.viterbo.it

 

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email