ONORARE LA MEMORIA DI ALEXEI NAVALNY

Nel giugno 2019, alla vigilia di un G20 ad Osaka, Vladimir Putin diede una lunga intervista al Financial Times, una sorta di MEIN KAMPF hitleriano, in cui il nuovo Stalin enuncia la sua filosofia politica ed il suo programma strategico.
Secondo il Presidente russo, l’Occidente democratico-liberale oggi soffre di una instabilità diffusa, determinata dalla “frattura tra il popolo e la classe dirigente”, mentre compito di chi governa è trovare il modo di “dare alla gente una vita stabile, normale, sicura e prevedibile, con speranze di miglioramento”.
Per questo afferma, declinando il verbo populista, che “l’idea liberale oggi ha esaurito il suo compito… molti elementi non sono realisti, a cominciare dal multiculturalismo e l’accoglienza senza regole dei migranti”.
Al modello di democrazia liberale, in una crisi finale, non resta che sostituire quello autocratico, o anche quello di una democratura, neologismo di sintesi tra democrazia e dittatura. (Russia, Cina, Nord Corea, Iran, et similia)
Proseguiva Putin: “molti leader occidentali con cui ho parlato mi dicono che non possono applicare regole più severe, e io dico loro: cambiate le vostre leggi”.
Insomma, Putin indica ai politici di tutto il mondo, che c’è da rendere meno permeabili e duttili le regole della democrazia, per evitare la rovina della società contemporanea, rimpiangendo la Guerra Fredda che dava regole e stabilità, e la fine dell’URSS che ne era garante, il cui ripristino è il suo Grande Piano.
Rincara oggi la dose l’alter ego putiniano, Dimitry Medveded, quello che gioca con le bombe H, a proposito delle elezioni europee del prossimo giugno, auspicando che vincano le opposizioni anti-sistema, sia di destra che di sinistra, che si oppongono oggi ai “ vizi del globalismo liberale e dell’ordine mondiale incentrato sugli Stati Uniti.” da sostenere apertamente e segretamente per creare domani un nuovo establishment politico.
Il testo è scritto e diffuso su internet, quindi nessuno potrà mai dire: non sapevo.
Le ingerenze russe, di intelligence ed informatiche, sono iniziate da tempo in tutto l’Occidente, mentre con la morte di Alexei Navalny, Putin si è ben posizionato in vista dell’ennesima prossima rielezione: ha verificato le reazioni interne ed esterne ad un crimine inaudito, per consolidare la sua macchina repressiva ed estendere il consenso attraverso quella ideologico mediatica.
Qualche centinaia di arresti oggi sono poca cosa di fronte alle migliaia di manifestanti che il 6 maggio 2012 invasero Piazza Bolotnaya per protestare contro i brogli e le violenze per l’altra sua rielezione.
Da allora è iniziata la carneficina, con pallottole, veleni, prigioni, di tutti gli oppositori, dissidenti, oligarchi, sodali infidi, intellettuali: a centinaia forse.
Quindi il suo sistema repressivo funziona e per la stabilità, come argomentava Niccolò Machiavelli, conviene al Principe essere odiato, piuttosto che amato.
Fuori dalla Russia non va meglio; basterebbe un poco di onestà intellettuale per riconoscere chi più o meno scopertamente lavora per Putin; se poi a novembre dovesse aggiungersi anche Donald Trump a completare il campo …
Ecco allora che per onorare la memoria di Navalny non ci vuole molto; proviamo ad approfondire, interpretare, capire questa realtà che ineluttabilmente ci riguarda, e proviamo a vincerla.


Francesco Chiucchiurlotto