Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Nel 2000 partecipai ad una delegazione di Amministratori italiani, come Sindaco di Castiglione, con Stefano Cimicchi che era Sindaco di Orvieto ed altri dell’ANCI, con lo scopo di incontrare amministratori dei Comuni palestinesi che avevano richiesto di far vedere le loro condizioni ed esperienze e conoscere le nostre.
Girammo città, paesi e villaggi, incontrando decine di Sindaci in un momento in cui la pace era al massimo livello di possibilità e l’accordo tra Autorità Palestinesi ed Israeliani per uno secondo stato sembrava a portata di mano.

Ma quel che voglio raccontare da quel primo di altri numerosi viaggi, è la mia personale presa di coscienza e conoscenza della Terra Santa.

Fuori dall’aeroporto Ben Gurion vedemmo una gigantesca nube giallastra e ci spiegarono che era un tempesta di sabbia; proseguendo poi verso Betlemme mi colpì il paesaggio brullo e sassoso, niente alberi e vegetazione per chilometri, agglomerati urbani fatti con le tipiche case ricoperte di lastre di pietra chiara a facciavista: sulle alture gli insediamenti israeliani, più in basso quelli palestinesi.

Mi chiedevo con assillo, come fosse possibile che si combattesse così strenuamente da secoli per quella terra; non capivo cosa ci fosse di così prezioso da spingere uomini che avrebbero avuto tutto l’interesse a darsi una mano contro una natura ostile, ad odiarsi ed uccidersi.

Poi prima a Betlemme ma soprattutto a Gerusalemme, visitando il Sepolcro di Cristo, il Muro del Pianto, la Spianata delle Moschee, con migliaia di persone in preghiera, capii che tremila anni di storia ebraica, duemila anni di storia cristiana, millecinquecento anni di storia musulmana, avevano prodotto dei beni immateriali preziosissimi per ciascuna parte.

Le tre religioni monoteistiche che lì convivono e celebrano le loro origini sono ancor oggi punti focali di strategie politiche, ma anche possibili snodi centrali di cultura e speranza per tutta l’umanità, nella misura in cui si troveranno soluzioni.

Ebbene ieri ad Orvieto su quest’ultima opzione, si è dato un piccolo ma chiaro segnale con la manifestazione “Mani e Piedi per la Terrasanta” e l’apposizione nella Cripta del Duomo della Pietà di scuola berniniana, ceramica monumentale donata dal mecenate Edoardo Curti: il segnale è quello di lavorare per la pace in Terrasanta iniziando dalle cose essenziali, come lenire il dolore dei più deboli, creare lavoro dove non c’è, sostenere con l’aiuto e la presenza le realtà cristiane che vi operano.

Così la Fondazione israeliana Shimon Peres che cura negli ospedali d’Israele migliaia di bambini palestinesi, che era presente con Manuela Dviri; la Fondazione Giovanni Paolo II in collegamento da Gerusalemme con Padre Ibrahim Falta; la cantina di Cremisan sorta alla fine dell’ottocento per opera dei Salesiani ed oggi tornata a dare reddito ed occupazione ai palestinesi intorno a Betlemme grazie ad un grande protagonista internazionale del vino come Riccardo Cotarella, in collegamento con Padre Mounir.

Un centinaio di presenti nella Cripta del Duomo ed il doppio in collegamento streaming, stanno formando una “Strana Compagnia”, parafrasando il titolo di un libro di Don Giussani, di credenti e laici, di israeliani e palestinesi, di cristiani, musulmani ed ebrei, che con le mani per fare ed i piedi per muoversi, sono ormai in cammino, per un contributo alla pace forse minimo ed irrilevante nella geopolitica dell’area, ma sicuramente concreto.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 130)

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