Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Il 21 febbraio del 1848, a Londra 170 anni fa, veniva pubblicato, su commissione della Lega dei Comunisti, il MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA di Karl Marx e Friedrich Engels, due intellettuali conosciuti soltanto nel ristretto giro delle cerchie politiche estremiste dell’epoca.
“Un fantasma si aggira per l’Europa, il fantasma del Comunismo…” questo incipit dal sapore letterario e romantico, sarebbe rimbalzato per un secolo e mezzo nella cronaca e nella storia, affascinando generazioni, ceti sociali, culturali e politici di tutto il mondo.

Il breve pamphlet avrebbe ispirato movimenti politici rivoluzionari, partiti che conquistato il potere si fecero Stato, intellettuali che ne compulsarono unitamente al ben più articolato e complesso tomo, IL CAPITALE, ogni riga alla estrema ricerca positivistica, delle soluzioni al loro presente; non solo ma novello Graal ritrovato, manuale della liberazione dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sino all’edificazione dell’”Uomo Nuovo”.

Cosa può entrare di questa bislacca celebrazione di anniversario nelle nostre contingenti vicende di populismi incrociati, furbetti ed apprendisti stregoni, debiti e mirabolanti soluzioni?

Bèh, intanto le riflessioni su come nasce, si afferma e si sviluppa una ideologia, che è l’esatto opposto della storia dei populismi che oggi pervadono l’Europa. L’ideologia è un sistema coerente di “pregiudizi”, cioè è una articolazione logica di ipostasi, di punti fermi, che dipendono solo dal vaglio dialettico di chi li analizza, li scevra, li confronta e custodisce: è un modo di concepire il potere e la politica, come si esercita ancora in pochissime parti nel mondo non occidentale.

Dopo la caduta del muro di Berlino quella che teneva in piedi la gerontocrazia del Socialismo Reale si dissolse, riacquistando però poco dopo, in Russia per esempio, l’infrastruttura politica che aveva costruito, innervandola di nuovi valori: la Patria, il benessere, il primato.

Credo che abbiamo bisogno di una ideologia di sinistra adatta per i nostri tempi, che colga il fatto epocale della globalizzazione; che alla contraddizione classica capitale/lavoro aggiunga la variabile indipendente della finanziarizzazione economica, cioè finanza derivata e digitale, il surplus di capitale slegato dalla produzione; il denaro che si riproduce per conto suo, senza l’uomo e spesso contro l’uomo, le sue necessità e bisogni.

Un sistema organizzato di pensiero che parli alla mente ed al cuore delle persone e non alla loro pancia; che inviti alla fatica dello studio e dell’analisi della realtà attuale, evitando la furbizia delle semplificazioni miracolistiche e delle pulsioni carismatiche.

Che costringa chi legge, ad esempio il periodo soprastante, a ritornare a leggerlo, a sforzarsi di interpretarlo a parteciparlo a farne pratica, prassi, opzione politica.

Perché i nostri giovani epigoni dell’ultima storica sconfitta della sinistra italiana non leggono e discutono dell’inglese Geremy Corbin, dell’americano Bernie Sanders, del Francese Emmanuel Macron, dell’economista Paul Krugman?; perché non producono idee e progetti che abbiano un minimo riscontro oltre la loro pagina Facebook o Twitter? Perché non si cimentano in una analisi della nostra società ed abbozzano una teoria per una sfida coerente e complessiva della sua trasformazione o anche della sua rigenerazione?

Se è troppo chiedere loro dopo 170 anni un nuovo Manifesto, almeno un’ ipotesi coerente di rilancio nel medio periodo dovrebbero darcela.

Francesco Chiucchiurlotto

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