«Pensiamoci per tempo, un monito per programmare il futuro degli anziani, quale assistenza si prospetta per gli anziani?

Questa è la domanda – comunica il Presidente ADA Mario Tofanicchio – che ci poniamo come Associazione per i Diritti per gli Anziani (ADA).  L’effetto Covid19, ha fatto emergere una realtà diversa da chi vive come ospite o lavora in  RSA e Case di Riposo, la risposta va ricercata  analizzando diversi fattori.

La limitazione  dell’assistenza sanitaria territoriale pubblica  per eccesso dei tagli alla sanità ha prodotto un effetto spinta verso il privato.

La mancata valutazione di rischio, carenza nelle direttive precise sul comportamento da adottare nelle RSA, il mancato monitoraggio del personale sanitario e pochissimi tamponi, sono all’origine delle centinaia anziani morti nelle RSA e Case di Riposo.

La mancata presa di coscienza della politica, che per tanti anni, troppi, ha dimenticato i giovani, la famiglia, i figli e il lavoro, ha contribuito al raggiungimento del triste primato di essere la Nazione Italia la più  vecchia in Europa e seconda al mondo dietro al Giappone.

Attualmente, gli anziani non  solo sono una risorsa per la cultura della memoria storica , ma di fatto una ricchezza economica  individuale utile e di sostegno per la famiglia.

In questi ultimi anni, il piglio imprenditoriale è stato attratto e agevolato negli investimenti verso l’assistenza in RSA,  facilitato da requisiti minimi per ottenere gli accrediti e  nel fertile terreno delle  Case di Riposo.

Nella Regione Lazio, per ogni anziano in RSA si muovono €.3600 mese, di cui €.1800 a carico della Regione, le altre €.1800  proporzionalmente all’ISEE  sono a carico  della Regione, Comune e Ospite, al quale va tutta la quota qualora supera il tetto reddito ISEE di €.20.000 annui lordi, va da ricordare che nel calcolo ISEE vanno considerati tutti i valori economi e anche quelli dei familiari,  nella nostra Provincia si contano  13 strutture RSA accreditate. Per le Case di Riposo  è libero mercato, vive in regime concorrenziale e nella nostra Provincia se ne contano circa 60 e scarsamente monitorate.

Nelle RSA e Case di Riposo, lavorano e spesso  in sotto organico, Medici, Infermieri, OSS, OTA, Assistenti e Terapisti, la maggior parte del personale a tempo indeterminato con contratto AIOP, l’ultimo contratto (peggiorativo) e  mai più rinnovato risale a tanti anni fa,  il restante personale si divide in Partita IVA con nessuna tutela assistenziale e in cooperative spesso a poche ore, a volte sottopagato e costretto a più prestazioni in diverse realtà per quadrare il reddito mensile.

Per effetto Covid19 è crollato il PIL (Prodotto Interno Lordo), la sua caduta  avrà  effetto negativo sulle pensioni che andranno incontro a riduzioni specialmente per i lavoratori che sceglieranno il pensionamento anticipato e la revisione dei coefficienti di calcolo, insomma, la situazione che si verrà a creare a lungo termine non sarà delle migliori.

Allo stato attuale dei fatti, è tempo di prendere decisioni , con meno lavoro, meno redditi da pensione, meno contributi e meno fondi per il sociale, prima di superare il punto del non ritorno, sarebbe il caso di pensiamoci per tempo».