Molti cittadini stanno manifestando l’intento di sollevare un tema di cruciale importanza che riguarda il diritto fondamentale dei pazienti ospedalizzati: il diritto alle visite dei propri familiari. È innegabile che l’accesso dei familiari e dei visitatori negli ospedali sia ancora oggetto di restrizioni e divieti decisi per la pandemia da COVID-19. Tuttavia, è giunto il momento di riconsiderare tali misure e di riportare un po’ di umanità nei reparti ospedalieri.

In molte strutture sanitarie del nostro Paese sono statiintrodotti regolamenti che limitano drasticamente, se non addirittura vietano, le visite dei familiari ai pazienti. Si assiste a situazioni paradossali in cui persino i parenti di pazienti critici o terminali sono esclusi dalla loro vicinanza, e le neo-mamme sono costrette a partorire senza il sostegno dei propri cari. Altre strutture, pur consentendo le visite, impongono restrizioni sul numero di visitatori, sul tipo di parentela ammessa e sulla durata delle visite stesse, riducendo al minimo la possibilità di un contatto umano significativo.

Il momento del ricovero in ospedale dovrebbe essere accompagnato dalla solidarietà e dalla vicinanza dei propri affetti, invece troppo spesso ciò non avviene. Queste limitazioni contribuiscono a spersonalizzare ulteriormente il paziente, privandolo di uno dei pilastri fondamentali del suo benessere: il supporto e l’affetto dei familiari.

È indubbio che negli ultimi anni si sia registrato un crescente interesse per l’umanizzazione delle cure sanitarie, riconoscendo l’importanza di creare un ambiente terapeutico che tenga conto delle relazioni umane. È emerso chiaramente che il coinvolgimento dei familiari nei processi di cura favorisce il recupero del paziente, come accertato dai numerosi dati della letteratura scientifica che rivelano la riduzione di complicanze cardio-vascolari quando al ricoverato è concessa la presenza di familiari e visitatori.

Purtroppo, questa auspicata umanizzazione è venuta meno con la pandemia da COVID-19 che ne ha determinatol’involuzione, privando i pazienti del sostegno delle persone a loro care, e questo stato di cose, tuttavia, non può consentire che questa impietosa situazione perduri ancora e si esige sempre di più che si torni alla normalità all’interno degli ospedali e delle case di cura.

Il diritto del paziente di essere accompagnato dai suoi cari durante il percorso di guarigione non è una concessione, ma una necessità imprescindibile che risponde ai suoi bisogni emotivi e relazionali. La presenza dei familiari rappresenta un atto di rispetto verso la dignità umana e un supporto fondamentale nel cammino verso la guarigione.

La protesta di molte persone che vivono dolorosamente il distacco dai loro cari ricoverati e spesso in procinto di morire, dovrebbe convincere chi di dovere a riconsiderare le attuali restrizioni e adottare misure che favoriscano la riapertura delle unità ospedaliere agli incontri familiari e restituire ai pazienti undiritto inalienabile che, ancora oggi, viene negato per “eccesso di precauzione” che inficia il beneficio della compagnia e dell’affetto dei propri cari.  

Roberto Talotta