Valentina Vettori, infermiera all’ospedale Sant’Andrea di Roma, ronciglionese di origine ma residente a Manziana, riceve la prestigiosa nomina per essersi contraddistinta in qualità di coordinatrice del centro tamponi di Labaro durante la gestione dell’emergenza sanitaria contro il Covid.

“La nostra comunità è orgogliosa di Valentina – ha commentato il sindaco, Mario Mengoni. A nome di tutti i ronciglionesi e dell’amministrazione comunale voglio congratularmi con lei per l’onorificenza ricevuta, ringraziandola per gli enormi sacrifici ed il prezioso lavoro svolto nei mesi più difficili della pandemia, quando l’emergenza sanitaria ha costretto tutto il personale medico ed infermieristico a ritmi massacranti, in un costante clima di paura ed incertezza. Ancora oggi questa categoria sta facendo tanto per tutti noi e per il superamento di uno dei momenti più oscuri della nostra storia. Valentina è simbolo di un’Italia eroica ed umile al tempo stesso, che in silenzio ha fatto più di quanto si potesse mai immaginare”.

Lo scorso 4 giugno Valentina Vettori è stata insignita dell’onorificenza di “Cavaliere della Repubblica” durante una cerimonia tenutasi a Palazzo Valentini, alla presenza del Prefetto di Roma. L’onorificenza è stata concessa per essersi contraddistinta in qualità di infermiera e di coordinatrice del centro tamponi del Sant’Andrea a Labaro durante la gestione dell’emergenza sanitaria contro il Covid.

Queste le sue parole: “Il Covid ha stravolto le nostre vite, come un uragano ci ha travolti all’improvviso, prendendoci alla sprovvista. Ha cambiato radicalmente le nostre abitudini, cercando di renderci ibridi, lontani, senza “contatto” e rapidi nell’incontrarsi perché timorosi di contagiare i più fragili e/o di essere contagiati. Ricordo bene quella sensazione di paura quando giungevo in ospedale: fuori non vi era più un parcheggio ma una vera e propria tendopoli e, quei lunghi minuti di presa di coraggio per me prima di scendere dalla macchina, perché la “paura” era un sentimento costante. Paura di non sapere, paura di non riuscire a farcela, paura del cambio non trovato e dell’ennesimo turno doppio, dentro quelle tutone che ti facevano sudare e ti rendevano il respiro lento e controllato, paura di portare il virus a casa dai tuoi cari. Sui corridoi l’incontro degli sguardi con i miei colleghi, veloci ma ricchi di significato che sapevamo leggere solo tra di noi. I pazienti terrorizzati, spaventati con gli occhi pieni di paura.

Tutti in prima linea: medici, infermieri, personale di supporto, guardie giurate, amministrativi, operai edili, operai delle pulizie, tutti uniti per un solo obiettivo quello di sconfiggere un criminale silente e invisibile agli occhi, che stava lentamente logorando i nostri animi, giorno per giorno. È stato un tempo lungo, che ha assorbito tutte le nostre energie e che ha portato con sé un pezzettino di noi ad ogni nuova sconfitta. Rendendoci altrettanto più forti e anche consapevoli della ricchezza che ognuno di noi possedeva ma che avevamo sempre dato per scontato quale quella dell’importanza di un abbraccio, di una carezza, della presenza di una famiglia unita.

Finalmente dopo lunghi mesi iniziamo a vedere uno spiraglio di salvezza, di luce per un “nuovo” futuro, grazie al costante lavoro svolto e al sacrificio di turni massacranti di tutti i medici, infermieri e tutti i professionisti afferenti al contesto ospedaliero, tutti anelli di una grande catena di umanità”.