Pietro Brigliozzi

 

MONTEFIASCONE – Parlare di arte, parlare di poesia, di musica, parlare di testi, è sempre difficile poiché sono campi nei quali entrano in gioco molti fattori sia oggettivi che personali dei singoli autori, sia competenze accumulate con specifici studi che tanta esperienza.

 

In questo quadro rientra anche la famosa Ave Maria di Schubert che viene usata in continuazione anche in contesti ove non c’entra nulla per non dire che è completamente fuori posto, anzi, spesso è contraria all’aria di festa che si respira come nella celebrazione dei matrimoni e di altre rappresentazioni sacre come il Presepio e similari.

 

Tanto per non vagare nel vuoto, va precisato che essa non è un testo religioso ascoltando bene il movimento e la melodia musicale, non traspare tutta questa felicità che generalmente le si attribuisce. Passando poi ad esaminare il testo emerge tutta l’aspetto negativo del pezzo e la tragicità che esso contiene senza dimenticare il contesto nel quale esso è stato scritto. In prima istanza credo sia necessario esaminare il testo. Esso si compone di due parti o due strofe che si vogliano chiamare: la prima parte è un invocazione alla Madonna in chiave di lode con un forte accento di supplica; Ave Maria, Vergin del ciel, sovrana di grazie e Madre pia che accogli ognor la fervente preghiera. Emerge chiaramente, nei primi due versi, la dignità della Madonna, l’essere dispensatrici di grazie a chi a Lei si rivolge con una fervente preghiera. Il concetto di fervente preghiera presuppone momenti di alta spiritualità, ma più frequentemente, quel fervente è espressione di necessità, quasi di supplica. La seconda parte, che ha in se il motivo dell’essere stata scritta, esprime uno stato d’animo umano avvelito, sprofondato in una tristezza che lo attanaglia senza scampo: Non negar a questo mio povero cuor tregua al suo dolor. Sperduta l’alma mia ricorre a Te e pien di speme si prostra ai Tuoi piè. T’invoca e attende che Tu le dia la pace che solo Tu puoi donar. Ave Maria.

 

Schubert si rifà alla ragazza Ellen che essendo dovuta andare in esilio con il padre e vive in una grotta sulle sperdute montagne, prova un grande dolore, chiede, quindi, alla Madonna di non negare al suo povero cuore una tregua al suo dolore. Ellen è in un momento di totale smarrimento, di sconforto, sperduta l’alma mia ricorre a Te, Madonna, prostrandomi ai Tuoi piedi in segno di sottomissione e riverenza, supplicandola, insistentemente, piena di speranza, quasi volendoLe strappare un momento di gioia e pace, quella gioia e pace interiore che, nei momenti difficilissimi, come l’isolamento che sta vivendo Ellen, solo la Madonna può dare in quanto Madre di Dio, in quanto Mamma dell’uomo, in quanto Elargitrice di grazie. Ellen sta chiedendo una grazia, con tanta forza e convinzione che dice alla Madonna “non negar a questo mio povero cuor una tregua al suo dolor”, non devi, anzi, non puoi, negare l’attenuazione del suo dolore; quindi, Ave Maria, saluto finale, testimoniando di aver quasi percepito che la Madonna l’abbia ascoltata. Un’Ave Maria, quasi simile e paragonabile ad un Requiem Eterna. Qualcuno mi deve spiegare se questa preghiera si può addire ad una sposa e sia conforme alla cerimonia del matrimonio che è l’espressione della felicità più grande che una persona prova. Come pure, mi si deve spiegare, come si può coniugare questa preghiera così piena di dolore con la nascita di Cristo, con il Natale, con il Presepio, momenti di ampia gioia che di questa nascita sono i segni più significativi. Vi annuncio una grande gioia dice l’Angelo ai pastori, oggi è nato per noi il Redentore.

 

In questo contesto è bene ricordare che, per i matrimoni, esistono altre Ave Maria tra le quali quella di Gounod che è espressione di alta gioia e felicita: L’Ave Maria di Gounod ha per testo le parole dell’Ave Maria che tutti conosciamo, fuse in una dolcissima armonia e sopportate da una melodia bellissima in cui l’arpa, strumento regina di legiadrezza, recita la parte del leone. Come pure esiste il bellissimo pezzo verdiano della Vergine degli Angeli. Per il presepio e per le feste natalizie esiste la bellissima sesta sinfonia di Beethoven intitolata proprio Pastorale.

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