VITERBO – Dopo l’appuntamento dell’ottobre 2014, dedicato agli auloi antichi, ecco la nuova tappa viterbese del progetto EMAP (European Music Archaeology Project), dedicata alle nuove, “sonanti” evidenze della rete di relazioni culturali che attraverso la musica, e in particolare gli strumenti musicali a fiato in metallo, ha unito le diverse civiltà dell’Europa fino dall’antichità.

 

A Viterbo il convegno scientifico Brass Instruments from Ancient Europe (Aula Magna del Complesso storico di S.Maria in Gradi, 11-13 novembre), organizzato dall’Università della Tuscia, promette di trasformarsi in una vera e propria “kermesse”, riunendo e presentando tutte le ricerche effettuate, le conoscenze accumulate, gli esemplari di alto livello prodotti all’esterno e all’interno del progetto, in particolare nel segmento dedito ad analizzare, ricostruire e ri-suonare gli strumenti a fiato – a bocchino, in metallo e non solo – anticamente diffusi tra l’Europa del Nord e l’Italia etrusca e romana.

 

Riflettori accesi e orecchie aperte, quindi, sullo “spaventoso” carnyx dei Celti, lungo quasi 2 metri e sovrastato da una fiammeggiante campana zoomorfa. A Viterbo si incontreranno quello “di Tintignac”, ricostruito da Jean Boisserie con il sostegno della municipalità di Naves, e quello “di Sanzeno”, opera di Alessandro Ervas e curato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Trento, realizzati – dopo una lunga fase di studi e analisi di laboratorio – a partire dai ritrovamenti effettuati negli omonimi siti archeologici.

 

Entrambi vengono ora affidati alle tecniche esecutive e alla creatività dei musicisti, e in particolare di due specialisti, John Kenny nel primo caso e Ivano Ascari nel secondo. A John e Patrick Kenny spetterà poi il compito di soffiare nuova vita nel lituus, la maestosa tromba degli Etruschi, adottata anche dai Romani, grazie alle due repliche appena ultimate dall’artigiano-scienziato John Creed, che si affiancano a quelle create in passato dall’archeomusicologo Peter Holmes, oggi direttore scientifico dell’Ancient Brass Project. L’evento viterbese offrirà poi la possibilità di vedere ed ascoltare – suonati da Gaetano Delfini e Daniele Ercoli – altri strumenti condivisi tra Etruschi e Romani, come cornu e tuba. E ci sarà spazio anche per la salpinx della tradizione greca, la tromba celtiberica in terracotta di Numanzia, l’iconico lur in uso tra le popolazioni baltiche e scandinave, la tromba irlandese di Loughnashade. Il tutto in un viaggio a ritroso nel tempo, che oltrepassa le Età del Ferro e del Bronzo per risalire fino ai primi strumenti musicali a bocchino – conchiglie e corni a cui darà fiato Alberto Morelli – diffusi in Europa almeno a partire dal Neolitico, alcune migliaia di anni prima di Cristo.

 

A margine del convegno, sabato 14 novembre (Auditorium del Complesso storico di S.Maria in Gradi, ore 21), è previsto inoltre un evento-performance – Trombe e Corni dell’Antica Europa. Celti, Etruschi e Romani – organizzato dall’Università della Tuscia e dal Comune di Tarquinia, coordinatore del progetto EMAP, che offrirà ancora una preziosa occasione per ascoltare in forma di ensemble i risultati del lavoro svolto dagli artisti, a integrazione di quello impostato dagli archeologi e dagli scienziati, nell’intento di restituire finalmente una voce a questi strumenti.
Sia il convegno, di cui una giornata (giovedì 12 ottobre) sarà interamente dedicata alla musica degli Etruschi, sia il concerto del sabato, rientrano fra le iniziative promosse dall’Università degli Studi della Tuscia nell’ambito dell’anno viterbese degli Etruschi.

 

Il progetto EMAP costituisce un network di istituzioni, studiosi, artisti di sette diversi paesi europei, volto a sviluppare un programma di ricerche, ricostruzioni, workshop, conferenze, concerti, pubblicazioni e programmi didattici che culminerà nella mostra multimediale, interattiva e itinerante ARCHÆOMUSICA – Exploring the Sounds and Music of Ancient Europe, in cui confluiranno i lati scientifici e quelli più “spettacolari” dell’intero progetto. Lo scopo principale resta quello di catalizzare il crescente interesse per gli studi musicali in ambito archeologico e di imprimere nuovi impulsi a un campo d’indagine interdisciplinare affascinante, essenziale per comprendere appieno il ruolo svolto dalla musica nelle società antiche, ma ancora poco valorizzato.

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