A Valentano è andata in scena la cultura, quella vera, nel cortile del Museo con la presentazione dei libri di Rosella Lisoni: il saggio Eros e Thanatos di Pier Paolo Pasolini e il romanzo “Aurora una di noi”, con l’intervento di  Maria Giovanna Pontesilli (Direttore del Polo umanistico-sociale dell’Università viterbese) in veste di intervistatrice-moderatrice.

L’incontro  si è aperto con la Pontesilli  che, con elegante  e raffinata sobrietà ha messo in luce  i tratti salienti della scrittrice quali la sua passione per il bello, per l’arte, per l’antiquariato, per la musica di Gianna Nannini e per il cinema.

La dottoressa Pontesilli ha evidenziato la sensibilità e la profondità che contraddistinguono Lisoni, il suo coraggio, la sua forza d’animo e la sua indipendenza.

La premessa è servita all’autrice dei libri per introdurre e ricordare  il file rouge che lega le sue due “fatiche” letterarie: l’importanza del narrare, il valore catartico della scrittura e il piacere di raccontare ciò che  è alla base del suo romanzo e del film diretto da Pasolini.

In entrambi i libri Aurora  una di noi   e i racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini protagonisti sono la narrazione l’enfasi e la marcata forza tutti elementi che  giocano  un ruolo fondamentale nell’economia del narrare.

La scrittura e il cinema come mezzo per comunicare, ma anche per inquietare, scrivere e dirigere per godere di un’alta forma di libertà.

Scrittura come cura, incontro di sé e scoperta del vuoto in se e negli altri.

Aurora si rinnova, trova la sua strada maestra che la condurrà lontano non solo metaforicamente, ma anche fisicamente grazie al potere della scrittura. Tanto l’ira e la follia del marito la trascinano in basso, verso la morte, tanto l’amore per la scrittura la conduce a volare altrove, lontano verso un cielo sgombro di nuvole.

Dopo un tourbillon  di sentimenti, personaggi, vicende più o meno dolorose e felici, la nostra Aurora  approda, come una novella Ulisse, sul finale del libro all’essenziale, a ciò che serve per essere veramente felici: alla scoperta di sé stessi.

Altresì il saggio su Pasolini, al di là del descrivere il pellegrinaggio medievale verso Canterbury, esaltando l’elemento paganeggiante e consumistico del pellegrinaggio, che spinge gli attori a vendersi il velo della Vergine Maria e a piegarsi alle regole del profitto trasformando l’eros in thanatos, sul finale tradisce il suo vero intento che lo stesso Pasolini scriverà sul foglio bianco “qui terminano i Racconti di Canterbury scritti per il piacere di raccontare” .

Durante l’evento Rosella Lisoni si è soffermata  a lungo  a tracciare tratti salienti di Pasolini restituendo un’immagine del poeta come un uomo attraversato da infinite contraddizioni, quasi scisso in due, con due anime, come lo stesso Pasolini ricorda nei versi della raccolta di poesie le Ceneri di Gramsci.

Un autore con una visione dell’arte a 360 gradi, che concepiva il cinema come opera attraversata dalla letteratura, dalla musica, dall’arte figurativa.

Rosella Lisoni ha ricordato l’amore di Pasolini verso la pittura. Dall’incontro sono emerse la passione e la conoscenza profonda che l’autrice ha verso Pasolini, che ha coinvolto e incuriosito gli spettatori i quali si sono avvicinati con sguardo nuovo ad uno dei più grandi intellettuali del 900.

Valentano