TUSCANIA – Oltre a regalare alla cittadinanza un evento musicale di grande qualità, il récital pianistico di Marco Rapetti in cartellone a Tuscania per venerdì 30 giugno, organizzato da Assotuscania con il patrocinio del Comune di Tuscania – Assessorato alla Cultura – si prefigge essenzialmente due obiettivi.

Il primo obiettivo riguarda la scelta della chiesa di S. Agostino quale luogo ove svolgere il concerto. Scegliendo S. Agostino, si vuole infatti, mettere in rilievo le potenzialità di un edificio storico di alto valore artistico e grande bellezza, tra i monumenti più insigni della città, però da molti anni pressoché inaccessibile. Il rendere provvisoriamente agibile il suo interno, valorizzandolo come affascinante “auditorium d’eccezione”, vuole essere di stimolo per una sua futura rinascita come polo di attrazione del centro storico e punto di riferimento nella vita culturale e sociale della comunità cittadina.

Alcune concrete esperienze in un passato recente hanno dimostrato in modo convincente come il paesaggio urbano di Tuscania sia davvero ricco di scenari adatti alle manifestazioni musicali. Tra le esperienze da ricordare, in un elenco non esaustivo, Campus delle Arti Estivo, il festival Paesaggi di Suoni, i diversi eventi tuscanesi del Festival del Barocco di Viterbo: tutte manifestazioni prestigiose che suscitarono la partecipazione di un pubblico sia maturo che più giovane e non solamente locale.

Il secondo obiettivo concerne la programmazione stessa del concerto. Sotto il motto tematico “Melos kai Mythos” abbiamo optato per una selezione di brani musicali, per lo più di raro ascolto, tutti attinenti alla mitologia degli antichi greci. Tale scelta vuole richiamarsi alla particolare identità storico-culturale ed ambientale della nostra città, ed esplicitamente al suo passato come eminente centro del mondo etrusco. Fu, infatti, non solo in Sicilia e nella Magna Grecia, ma soprattutto nei nostri territori dell’Etruria Meridionale (tra Chiusi e Vulci) che vennero dissotterrate quelle prime ceramiche a figure rosse o nere, che a partire dal XVIII secolo avrebbero appassionato i collezionisti e gli eruditi dell’intera Europa.

Questi vasi riccamente ornati, prodotti attici importati dagli etruschi, emanavano così tanto fascino, in quanto testimoniavano per la prima volta tramite un’iconografia “autentica” la narrazione della mitologia greca. Ma a causa della collocazione geografica dei loro ritrovamenti, per lunghi decenni, cioè fino alla metà dell’Ottocento, si parlava non già di ceramica attica, bensì di vasi etruschi … Niente di meglio allora che diffondere le note musicali ispirate a tale repertorio di immagini, proprio in uno dei luoghi di maggior suggestione che stava a monte nella diffusione europea della cultura antiquaria etrusca.