VITERBO – Centoquattro ceri all’anno per tenere viva giorno e notte la lampada dell’altare del SS. Sacramento nella chiesa abbaziale di San Martino al Cimino ed altrettanti per la chiesetta di San Michele accanto alla porta di Sotto del borgo.

E’ l’impegno pluriennale che s’accolla la locale Confraternita del SS. Sacramento e del S. Rosario, quanto meno dal Quattrocento. Il kit di cera viene consegnato alle due chiese la domenica successiva alla Candelora con una cerimonia a cui partecipano tutti i confratelli bardati di tunica rossa. Non solo. Ogni anno elargiscono alla parrocchia del posto donazioni in denaro per aiutare le famiglie più bisognose. Numerosi gli interventi per il restauro e la conservazione di monumenti ed opere d’arte.

Negli ultimi anni si sono fatti notare i lavori nella chiesa Nuova (lungo la strada per Tobia) e quelli del Locutorium abbaziale. A breve si procederà al restauro della chiesa ottocentesca del Cimitero. In occasione dell’Anno Santo 1650 la Confraternita commissionò per 80 scudi a Mattia Preti uno stendardo (oggi nella chiesa dell’Abbazia) che venne portato in processione da piazza San Pietro a Roma a piazza Navona dove a Pasqua di quell’anno il pontefice Innocenzo X apri ufficialmente l’anno giubilare. Ne sapremo di più il 23 febbraio prossimo a palazzo Brugiotti a Viterbo (Sala Conferenze del Museo della Ceramica ore 17,00) quando il priore Colombo Bastianelli ci racconterà vita, morte e miracoli della Confraternita del SS. Sacramento e del S. Rosario nella seconda conferenza del ciclo di cinque incontri organizzati dal Consolato di Viterbo del Touring Club guidato da Vincenzo Ceniti, con il patrocinio della Fondazione Carivit e la collaborazione della Fidapa e dell’Associazione Nimpha. “Tema di grande attualità che testimonia dell’attenzione che ancora oggi schiere di laici uniti da comuni vincoli di solidarietà riservano ai problemi sociali ed artistici”.

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