VITERBO – E’ stata una mattinata di grande importanza non solo per il Dipartimento DAFNE ma per tutta l’Università della Tuscia quella durante la quale è stato presentato un nuovo strumento per aiutare le popolazioni africane e non solo, a combattere la desertificazione preservando l’ambiente.

Si tratta di un aratro molto speciale che , come ha detto Sabrina Vallerani della società che ha inventato l’aratro, scava delle buche a semiluna ad intervalli regolari nei campi nelle quali si deposita l’acqua piovana e di risulta dei terreni aridi. Dentro si gettano i semi che poi germoglieranno. Una grande innovazione tecnologica che aggiunta ai progetti e agli studi dei docenti e degli studenti del Dipartimento DAFNE porterà grandi vantaggi alle popolazioni afflitte da siccità. “Il progetto dell’Università in collaborazione con la FAO-ha detto il prof. Giorgio Mariano Balestra coinvolge 11 nazioni africane della zona del SAEL dove varranno messe a dimora milioni di piante per combattere la desertificazione. Un progetto che sicuramente coinvolgerà gli studenti dell’UNITUS in queste zone per gestire questo tipo di aratro in terreni già individuati e trasmettere alle popolazioni di quei Paesi le particolari tecniche di coltivazione specifiche per le zone interessate e dunque farle lavorare nelle proprie aree. Ora un nostro laureando-ha proseguito Balestra-sta fattivamente collaborando con la FAO per perfezionare il progetto e l’intervento in quella parte dell’Africa”.

“L’iniziativa dell’Università della Tuscia è molto importante perché fa conoscere delle buone pratiche alle popolazioni interessate dalla desertificazione-ha sottolineato Nora Berrahmouni rappresentate della FAO e coordinatrice del progetto- ma non solo. Serve anche a far conoscere a quei popoli la tecnologia per il recupero delle zone agro-silvi-pastorali”.

“E’ un veneto quello di oggi-ha sottolineato il prof. Nicola Lacetera direttore de DAFNE- che nasce dall’iniziativa di un nostro laureando e mette insieme tante anime del Dipartimento di natura scientifica e tecnologica. Che poi sono le anime della didattica e della ricerca. Parlare di lotta alla desertificazioni significa parlare di tanti aspetti delle scienze agrarie e forestali. L’evento di oggi-ha continuato Lacetera- mette insieme le componenti agronomica, della meccanizzazione agraria, zootecnica, della difesa ambientale”.

Testimonial dell’evento alcuni giocatori della SS.Lazio nativi dei Paesi africani interessanti al progetto, accompagnati dal team manager Maurizio Manzini. Primo fra tutti Keita Balde “Sono molto contento che in Europa ci siano queste iniziative-ha detto- rivolte ai Paesi africani che soffrono la siccità. Ma questo non è un problema solo dell’Africa. Ci sono altre zone del Mondo colpite da desertificazioni e sono contento che qualcuno ci pensi”.

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