L’INGEGNERE GIAMPIERO FUSCO

Nel 1976 , quando era sindaco Angelo Marcoaldi, questo eccellente professionista redasse La Variante al Piano Particolareggiato per la ricostruzione ed il restauro del centro storico:  in particolare sugli edifici ed i comparti restaurati ed in avanzata fase di restauro con la normativa generale di tutela e conservazione e sugli edifici ed i comparti da restaurare.

Quelli previsti da questa variante erano il Municipio, il Liceo Scientifico nel palazzo Mansanti e del Governatore di giustizia, l’Istituto Professionale nel palazzo Giannotti, alcune attività scolastiche nel Convento di Sant’Agostino, l’asilo e le attrezzature sanitarie nel palazzo Ranucci, le attività sociali nel palazzo in piazza Matteotti, attività sociali e culturali ed  informazioni turistiche nei palazzi Maccabei e Moretti-Vignoli, la mostra del restauro e le botteghe artigiane nel palazzo dei notai detto il Maccabeo, l’Esattoria comunale in piazza Matteotti, l’attrezzatura sanitaria in via della Pace, il museo etrusco-romano e la pinacoteca nel Convento del Riposo, il Centro studi archeologici e di restauro nel Convento di San Francesco, le residenze per gli studenti nel Largo della Pace, la Biblioteca nella chiesa di Santa Croce, una sede universitaria al palazzo Donnini e Vescovado, con al piano terra una scuola materna, il Teatro, un altro teatro all’aperto al Rivellino, un circolo giovanile al Circoletto palazzo Pasquali- Pocci, la scuola di musica nel palazzo Giovannetti, un albergo od un ostello della gioventù nel palazzo Fani-Persiani-Carcano già Caserma dei Carabinieri, un vivaio comunale a destra della piazza della Madonna della Neve, un mercato coperto nel palazzo Gatti, altre botteghe artigiane in via Vincenzo Campanari ed un’area comunale a disposizione per gli spettacoli viaggianti sotto le mura lungo la strada Tuscanese.

Tutti i tre terzieri del centro storico della città erano interessati alle sue ipotesi. Tra l’altro nella zona a sud dell’antico abitato , per la quale esisteva una tendenza naturale allo spopolamento, per gli appartamenti di piccolo taglio ( 1 o 2 vani con servizi semplici), per le ex stalle od altri locali si prevedeva una destinazione d’uso di pubblica utilità, dopo due anni di mancata utilizzazione  od in caso di uso saltuario da parte di non residenti.

Giampiero Fusco realizzò anche un elegante studio di carattere architettonico sul terziere dei Castelli, un contributo alla storia di Tuscania. Vi si legge: ”Gli etruschi si dedicarono interamente all’agricoltura ed alla pastorizia: lo testimoniano  vecchi ruderi degli antichi villaggi e castelli  disseminati da un estremo al’altro del territorio: era infatti nel loro costume di sparpagliare i plebei fino agli ultimi confini del territorio e non tenere il grosso della popolazione entro la sola città, dove di regola abitavano i cittadini agiati, i magistrati, i sacerdoti e gli artefici addetti ai diversi mestieri della vita sociale.” … “ Il valore dell’architettura tuscanese non è solo nell’aver recepito contemporaneamente un gran numero di diverse culture: lombarda, romana, toscana e medioevale  , ma nell’averle assimilate e fuse insieme,  per dar luogo ad un prodotto finale singolare che è stato possibile realizzare forse proprio attraverso le meravigliose varietà di tufo locale,  e che ha toccato i suoi momenti più alti negli splendidi esemplari dei rosoni di San Pietro, di Santa Maria Maggiore e di Santa Maria delle Rose.”

Mauro Loreti