Gnocchi

Siamo ai tempi del Coronavirus ma insegnanti e studenti mantengono saldo il loro legame. La Scuola Alberghiera della Provincia di Viterbo, con all’attivo due corsi triennali di Comis di Sala-Bar e Comis di Cucina, in pochissimi giorni architetta una piattaforma leggera e facilmente accessibile per la didattica a distanza.

 

Il Prof di informatica – scrive Emanuela Dei – programma una struttura che permette di caricare video lezioni e test in modo da non interrompere le lezioni e non c’è bisogno di avere un pc, un bene di lusso per molti, basta uno smartphone, un click e il professore diventa bit e colori.

 

Lo Chef Fabio, comparto cucina, mostra ai suoi studenti e studentesse come preparare gli gnocchi: gli dice che non bisogna impasatre le patate con la farina, ma solo premere delicatamente il composto se si vuole uno gnocco tenero. (Provare per credere: a lezione d gnocchi con lo Chef Fabio Sabatini). Gli allievi, poi, alla lezione teorica, risponderanno spedendo un video mentre lessano, infarinano e tagliano i piccoli serpentelli arrotolati.

 

Questa, oggi, è la nuova didattica a distanza che seppellisce i vecchi dinosauri ed esalta le doti delle nuove leve e dei molti precari della scuola. Sembra così assurdo che gli ultimi siano diventati i primi: prima, era follia pensare che le “ruote di scorta” i docenti chiamati a singhiozzo mantenessero viva la scuola. Ci sono insegnanti  con più classi, che riescono a gestire centinaia di contatti e compiti da correggere. Non ci sono solo le piattaforme in cui inserire il materiale didattico ma c’è anche l’interazione con l’alunno che spesso avviene tramite mail e persino Whatsapp.

 

Già, perché ogni discente ha i suoi tempi e vive nella sua diversa realtà. Ed ecco perché arrivano richieste di aiuto a mezzanotte, compiti all’alba e poi le foto dei quadernoni, i video e file audio. Ogni alunno è immerso nella sua vita unica che magari lo porta a lavorare con i suoi genitori o a studiare di sera per badare ai fratelli più piccoli.

 

Questo Coronavirus ha veramente rimesso ogni cosa a suo posto. C’è una straordinaria rivalutazione del tempo, degli affetti e, finalmente, della competenza. L’essere umano, di nuovo, è al centro di ogni pensiero con i suoi bisogni emotivi e fisiologici. Ci voleva una pandemia per farci rendere conto che il capitale, il vecchio capitale, si era riorganizzato dagli anni settanta e ci stava rincoglionendo con l’illusione che veramente un telefonino da 1000 euro potesse sostituire l’abbraccio di un amico o che la Sanità o la Ricerca erano cose antiche perché ormai stavamo diventando immortali su Facebook?

 

Dove sono ora quei manager, capitani d’industria e politici intraprendenti che hanno smontato questo paese pezzo per pezzo? Che effetto fa essere annientati da un virus infinitesimale che cerca solo di rimanere in vita distruggendo i suoi competitori? Serviva una pandemia per capire che siamo fatti di carne e ossa e non di diamanti?