Giovanni Calisti

L’immagine che i dati dell’ultima indagine congiunturale della
Federlazio, non del tutto univoci, ci delineano è quella di un tessuto
imprenditoriale di questa provincia, che stenta ad agganciare una
traiettoria di sviluppo.

Rispetto al semestre precedente, si evidenziano elementi
tendenzialmente più confortanti, accanto ad altri ancora incerti e
contraddittori.

Sebbene si segnalino buone prestazioni sul fronte dell’export, non
sono da accogliere con positività le risultanze in ordine agli
investimenti, dove cala nettamente la percentuale di imprese che
dichiarano di averne effettuati.

A questo quadro non favorevole va ad aggiungersi l’aumento
della quota di piccole e medie imprese che, nel primo semestre 2019,
non si sono rivolte alle banche per ottenere credito.

Ciò, indubbiamente, va letto quale atteggiamento di cautela, di
attendismo, di timore da parte delle imprese o, più semplicemente, la
mancanza di opportunità per investire in maniera proficua.

L’attività di investimento risulta vitale per un’impresa, perché sono
essenzialmente gli investimenti a dare ossigeno alle possibilità di
sviluppo, in un contesto competitivo profondamente cambiato.
Oggi sono ancora troppe le imprese che non esportano.

Anche in questo semestre l’indagine della Federlazio ha voluto
scandagliare e far emergere la realtà in atto, nel processo di
internazionalizzazione nell’universo delle nostre piccole e medie
imprese.

Si è voluto verificare il diverso grado di operatività delle aziende
sui mercati esteri, le aree di intervento, i livelli di fatturato ottenuti.
Dalle risposte emerge ancora una volta la netta prevalenza di
imprese intervistate – i due terzi del campione – che dichiara di operare
esclusivamente sul mercato nazionale e di quelle che ammettono di
non disporre di una struttura aziendale attrezzata per affrontare i
mercati esteri.

Il processo di internazionalizzazione richiede di puntare con
decisione sull’innovazione, su nuove tecnologie, su nuovi sistemi
organizzativi, su design e qualità.

Ma come diciamo da tempo, questi sforzi sul piano della
modernizzazione da parte delle nostre piccole e medie imprese
devono essere sostenuti dalle istituzioni, governative e regionali,
particolarmente in termini di sburocratizzazione, riduzione della
pressione fiscale, sostegno al credito.

Le forti trasformazioni che sono intervenute in questi anni negli
assetti economici internazionali, richiedono risposte rapide, tempestive,
che il nostro sistema economico non riesce a fornire, anche per
l’assenza di adeguate politiche industriali.

Ci tornano alla memoria le parole del Governatore della Banca
d’Italia, Ignazio Visco, per il quale l’Italia “resta ancora un ambiente
economico poco favorevole all’attività delle imprese, alla loro
crescita, agli investimenti, al lavoro”.
Sono affermazioni di estrema preoccupazione e fedele aderenza
alla realtà, che in piena condivisione, ci permettiamo di fare nostre.