La finestra del Cimino è occultata. Dove un tempo sorgeva un monoloco da cui era possibile godere di un panorama fantastico, ora la vista è quasi completamente impedita da alberi e vegetazione infestante. Il sito in questione è il Belvedere di Acqua Maggiore, sulla Provinciale che porta alla Vetusta Faggeta di Soriano nel Cimino, adiacente al mai funzionante Ostello.

Un vero peccato perché lo spettacolo che ci viene negato da una gestione non congrua del bene ambientale è davvero superbo. Solo qualche anno fa era possibile godere di un panorama molto bello, che si espande dalla Vicina Soriano nel Cimino, da cui emerge maestoso il Castello, per poi passare alla val Nerina ed Amerina fin agli Appennini, che in condizioni meteo favorevoli sono in grado di mostrare le loro belle cime imbiancate. Il panorama occultato è ampio, emozionante e vivido: è evidente lo stato di degrado ed abbandono in cui purtroppo versa da molto tempo. Si tratterebbe infatti soltanto di potare più o meno energicamente e, in qualche caso capitozzare o eliminare, un numero esiguo di piante (peraltro di scarso pregio) ed eliminare le infestanti che hanno colonizzato le stesse, ripristinando la vista, possibile adesso da una porzione di banchina di circa cinque metri su un totale di cinquanta-sessanta.

Ricordiamo che la Faggeta è stata inserita da qualche anno nei siti Unesco e costituisce Patrimonio dell’Umanità, anche oggetto recente di un servizio su un Tg Regionale che non si è però molto soffermato sugli aspetti critici del Cimino (aree Pic-nic semi-abbandonate, percorsi turistici privi o quasi di segnaletica, aree panoramiche anch’esse in semi abbandono ecc ecc) La ciliegina sulla torta sarebbe ripristinare, anche in un secondo tempo, quel monoloco che era tanto gradito ai visitatori di un tempo e che potrebbe ritornare a svolgere quella desiderata funzione. Facciamo appello – scrive il dott. Christian Chiani – alla Provincia di Viterbo ed alle amministrazioni competenti per un recupero dell’area, con la speranza che ne venga ristabilita la piena funzionalità.

Riaprire la “Finestra del Cimino” come la finestra del grande Leopardi, in “A Silvia”: ora però è forte la speme di rivedere non l’amata ma l’amato paesaggio dell’alta Tuscia.