Nei giorni scorsi, presso il Liceo Scientifico Paolo Ruffini di Viterbo una componente studentesca ha dato inizio all’occupazione prolungata dei locali dell’istituto come atto di protesta contro, stando a quanto dichiarato dai portavoce degli studenti, l’incuria in cui verserebbero i plessi scolastici e altre varie manchevolezze nella gestione da parte delle amministrazioni locali e provinciali. A destare l’attenzione, in particolare, uno spiacevole episodio avvenuto durante una delle notti di occupazione, quando un gruppo di coetanei avrebbero aggredito gli occupati verbalmente, incendiando alcuni drappi appesi all’ingresso dell’istituto.

E’ pervenuta alla nostra redazione una nota, a firma di un gruppo di studenti della provincia viterbese, con la quale questi studenti intendono offrire alla comunità una propria e nuova interpretazione dei fatti.

«L’occupazione, oltre In questi giorni, abbiamo letto articoli riguardanti l’occupazione degli studenti avvenuta al “Ruffini”. Dicendo innanzitutto che ad occupare vi erano anche studenti appartenenti ad altri istituti, sarebbe auspicabile che si spiegassero alcune cose.» – chiosa la lettera.

«L’occupazione è una manifestazione di pensiero, ma se leggiamo gli articoli 340 e 633 del Codice Penale, è un atto del tutto illegale. Quindi la domanda che ci poniamo è: perché non si sono presi provvedimenti fin da subito?

Il fatto che poi ci lascia perplessi è il motivo per cui il neo presidente della Provincia, abbia ricevuto gli studenti del Ruffini nonostante abbiano compiuto un atto contro le istituzioni scolastiche. Per ricevere i vertici provinciali o comunque comunali, gli altri istituti devono occupare illegalmente?

E poi perché agli studenti che hanno violato il Codice Penale è permesso il tampone gratuito, mentre chi ha la classe in quarantena negli altri istituti, il tampone se lo deve pagare?

E’ gravissimo che in questo periodo pandemico mentre le discoteche chiudono un edificio scolastico durante le notti di occupazione si trasformi in un rave notturno, il tutto ai danni degli studenti in primis che hanno perso giorni di scuola.

Sinceramente dal nostro punto di vista ci sono stati vari errori, sia dal punto informativo-mediatico, sia dal punto delle istituzioni che dovevano far rispettare la legge fin dal primo momento, perché ricordiamocelo, la legge è uguale per tutti. E’ deplorevole  che il messaggio passato in questi giorni sia: “Commettendo un’illegalità abbiamo vinto, abbiamo avuto incontri, abbiamo ricevuto ciò che volevamo”. Quando in realtà il messaggio ideale doveva essere “Se non si rispetta la legge, non si ottiene nulla”.

Detto ciò, gli studenti degli istituti provinciali danno piena solidarietà alla dirigente scolastica Claudia Prosperoni, sperando così che atti simili non avvengano più.»