“Carcere: investire su ludoteche, mediatori e formazione”

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REGIONE – “Il carcere è parte del territorio e al suo interno ci sono persone in carne e ossa che hanno bisogno di interventi che servono anche alla società esterna. Perché recuperare un detenuto significa far funzionare la democrazia e garantire maggiore sicurezza”. A dichiararlo è Riccardo Valentini (foto), capogruppo del Partito Democratico al Consiglio regionale del Lazio.

 

“Questo – prosegue Valentini – è il messaggio politico che abbiamo voluto lanciare con l’iniziativa ‘La condizione carceraria. Realtà e prospettive’” svoltasi a Marta subito dopo il Triangolare di Calcio “Diritti in Campo” con le Nazionali giornalisti sportivi Rai e jazzisti organizzato assieme all’Associazione Pianeta Giustizia Viterbo.

 

Oltre al capogruppo del Pd, sono intervenuti Teresa Mascolo (Direttore della Casa Circondariale “Mammagialla” di Viterbo), Lucia Catanesi (Sindaco di Marta), Avv. Ottavio M. Capparella (Presidente Associazione Pianeta Giustizia), Avv. Mirko Bandiera (Presidente della Camera Penale di Viterbo) e Lillo De Mauro (Presidente Consulta penitenziaria Roma Capitale).

 

“Dobbiamo investire sulle ludoteche all’interno degli istituti penitenziari – spiega Valentini – per garantire ai bambini dei detenuti un ambiente che sia il più accogliente possibile. Altro aspetto prioritario è poi la Sanità. Ciò significa garantire standard di assistenza sanitaria alle fasce sociali più deboli presenti all’interno del carcere. Bisogna inoltre investire sui mediatori culturali perché l’integrazione all’interno delle case circondariali è di fondamentale importanza. Infine – sottolinea Riccardo Valentini – l’altro aspetto importante è quello della formazione, decisiva per il reinserimento e l’inclusione sociale dei detenuti”.

 

“Oggi non c’è più il problema del sovraffollamento – dice Lillo De Mauro – perché siamo vicini ai 42mila detenuti che è il massimo consentito. Ma ci sono comunque tutti gli altri problemi, soprattutto quelli che derivano dalla non totale applicazione della riforma Gozzini, in un Paese come il nostro in cui la pena è recuperativa e non punitiva”.

 

“Occorre puntare su formazione e lavoro – aggiunge la Mascolo – due leve importanti e tra le maggiori richieste dei detenuti che quotidianamente e con molta forza vogliono lavorare con l’obiettivo di apprendere un mestiere e poterlo esercitare”.

 

“La politica – dichiarano gli avvocati Mirko Bandiera e Ottavio M. Capparella – deve interessarsi del problema carcerario con coraggio, perché il detenuto non chiede di non scontare la pena. Chiede invece di vivere con dignità”.

 

“Ed è questa la parola in cui tutto si racchiude – conclude infine Lucia Catanesi – Dignità dell’Uomo. E l’istituzione ha l’obbligo di tutelarla in tutte le sue forme”.

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