Il Comune si inchina al cospetto della Chiesa

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Tra il completamento della chiesa di Villanova e la processione della Madonna del Carmelo va in scena un Consiglio comunale all’insegna della “sacralità”

 

Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Viterbo torna a fare onore al suo storico appellativo di città dei papi, sebbene il raggio d’azione, stavolta, sia decisamente più ristretto. Nel consiglio comunale andato in scena giovedì pomeriggio si è infatti assistito ad un vero e proprio inchino reverenziale nei riguardi della Chiesa.

 

L’atteggiamento omaggiante di alcuni consiglieri parte con la proposta di anticipare il terzo punto all’ordine del giorno, relativo alla richiesta di una variante al P.R.G. della Diocesi di Viterbo in località Murialdo, finalizzata al completamento della chiesa di Villanova.

 

Trattatasi, in buona sostanza, di un’azione legittimata da una legge regionale, attraverso cui la Diocesi può ricavare dei fondi cedendo a dei terzi il diritto a edificare in aree di sua proprietà.

 

Forse ispirata dalla presenza di alcuni rappresentanti della Diocesi, la maggioranza dei consiglieri opta così per mettere da parte i primi due punti in programma (“Attuazione articolo 69 del D.Lgs 267/2000 – Determinazioni” e “Piano operativo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute dal Comune”).

 

C’è chi come il consigliere del M5S, Gianluca De Dominicis, non si capacita della necessità di tale scelta. Chi invece, come la consigliera di Viterbo Venti Venti, Chiara Frontini, lamenta l’ennesimo sovvertimento delle decisioni prese in conferenza dei capigruppo.

 

Si va così alla discussione del punto sulla variante finalizzata al completamento della chiesa di Villanova. Il dibattito vede i consiglieri Gianluca De Dominicis e Francesco Serra (Pd) porre numerosi interrogativi legati alle procedure di tale atto.

 

Fatto sta che al momento di votare la variante (avvalorata da un apposito emendamento presentato dall’opposizione incentrato sul mantenimento della strada che collega via Monti Cimini a via Monte Nevoso e sul fatto che la nuova costruzione non superi i quattro piani) il Consiglio comunale si esprime favorevolmente.

 

Le campane, forse quelle della futura chiesa, suonano metaforicamente a festa.

 

Nell’aula si respira aria di redenzione, espressa come meglio non si potrebbe dall’atteggiamento di alcuni consiglieri comunali, che a seguito dell’approvazione del punto si mettono in processione per salutare gli esponenti della Diocesi presenti alla seduta.

 

Quasi a chiedere una meritata benedizione per aver votato favorevolmente.

 

Conclusi i convenevoli, i lavori riprendono. O meglio dovrebbero riprendere.

 

Un nuovo scoglio si pone infatti innanzi ai prodi consiglieri. A seguito di una riunione dei capigruppo lampo si palesa la prospettiva di concludere anzitempo i lavori del consiglio.

 

La motivazione è una di quelle da fare invidia al miglior credente: consentire ad alcuni consiglieri di presenziare alla processione della Madonna del Carmelo.

 

“Siamo all’assurdo – tuona De Dominicis -. Chiudere i lavori per una motivazione del genere è un qualcosa di inconcepibile. Il consiglio comunale è stato convocato oggi pur sapendo della concomitanza con tale evento religioso. Per quale motivo dovremmo ora chiudere tutto e andarcene?”.

 

Dello stesso avviso sono anche i consiglieri di Oltre le Mura Sergio Insogna e Francesco Moltoni. A loro si vanno ad unire pian piano i consiglieri di maggioranza, che per bocca del consigliere Mario Quintarelli (Pd), propongono di proseguire i lavori con il punto 4.

 

Nel frattempo, però, i banchi della maggioranza si dimezzano.

 

A far riflettere la il centrosinistra su questo dato è il consigliere di FondAzione Gianmaria Santucci: “La maggioranza non ha i numeri per andare avanti. Pensare che l’opposizione stia qui a garantire il numero legale su una pratica relativa a un abuso edilizio è chiaramente un’illusione”.

 

Il commento del capogruppo del Pd Francesco Serra è all’insegna dell’amarezza: “Spiace vedere come nel giro di pochi minuti la maggioranza sia diminuita. Certo è che in queste condizioni è difficile andare avanti”.

 

A questo punto il presidente del consiglio Marco Ciorba riunisce nuovamente, stavolta in pubblico (sebbene il confronto avvenga a microfoni spenti) i capigruppo per una nuova proposta.

 

In pratica la minoranza viene invitata a rimanere in aula per votare l’anticipazione del punto 4. Ma l’opposizione rimanda al mittente l’invito, uscendo puntualmente dall’aula al momento della votazione.

 

Il numero viene così a mancare e la seduta viene sospesa per ulteriori 10 minuti. Il copione si ripete alla ripresa dei lavori, con la minoranza che esce nuovamente dall’aula.

 

Risultato: altri 10 minuti di sospensione. Dall’opposizione, nel contempo, si alza deciso il coro “Tutti a casa!”.

 

Al rientro in aula, l’appello successivo si conclude con un nulla di fatto: i presenti sono solo 14. La seduta va così deserta, mentre in piazza del Plebiscito le note della banda al seguito della processione della Madonna del Carmelo accompagna i consiglieri (soprattutto quelli di maggioranza) verso un’uscita dall’aula tutt’altro che paradisiaca.

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