La riforma Boschi è molto peggio di quel che sembra

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VITERBO – A mano a mano che mi capita di approfondire la riforma della Costituzione, mi monta dentro una sorta di irosa angoscia, per la pervicacia all’errore, la determinazione alla confusione e la furia iconoclasta, esercitata su un testo dalle nobili e drammatiche origini.

Alla nostra Costituzione del 1947 dobbiamo tutto sommato molto e ad essa non è imputabile la degenerazione della presente classe politica, nè l’impresentabilità del sistema istituzionale che essa occupa, come la vulgata che sottende la riforma sembra suggerire.

La leggerezza con cui se ne presentano i contenuti e se ne enunciano gli effetti è disarmante: “Basta un SI” e pare che i nostri problemi finiscano, che una nuova era dell’Acquario batta “sui cieli della nostra Patria!”

Tentare una media mediata tra questi opposti approcci al tema è doveroso per evitare la rissa e ricondurre il confronto sul suo terreno che è quello politico/giuridico.

Dell’art. 70 sul nuovo Senato, abbiamo detto: si passa da 9 parole a 434, per descrivere competenze ed attribuzioni, modalità di voto e di esercizio di poteri; il bicameralismo resta e si complica, per non parlare, ma ne parleremo, dei 100 Senatori.

Anche della Clausola di Supremazia dello Stato (sulle altre componenti della Repubblica) abbiamo tratteggiato l’incostituzionalità e la palese smentita del fatto che non si toccano i poteri del premier, quando è il Governo (e quindi il premier) che la propone e la esercita.

Ma analizziamone la genesi: la proposta viene concepita e redatta dopo un periodo di spread a 600 punti, di riforme durissime come quella delle pensioni e degli esodati; un taglio di trasferimenti agli enti locali di 6,5 miliardi ed un milione di posti di lavoro bruciati in tre anni, (2011-2013) per non parlare dei suicidi degli imprenditori e dei debiti dello Stato.

E’ tuttavia quasi ovvio che in simili circostanze, fu chiamata “economia di guerra”, si accentri, si verticalizzi, si chiedano sacrifici non solo finanziari, ma anche istituzionali; però dopo tutto ciò? Ha senso continuare e addirittura costituzionalizzare quel periodo?

La proposta di riforma della nostra Costituzione viene dal Governo (Boschi-Renzi); tutti sanno che per modificarla c’è una procedura particolare, ben più complessa e qualitativamente elevata rispetto alle leggi normali; dovendo garantire tutti, un progetto di revisione dovrebbe interessare un’ampia maggioranza parlamentare ed interessare attivamente anche le opposizioni e perché non i media ed i cittadini; ma prima, non dopo!

Nel nostro caso quindi è avvenuto che non il Parlamento, ma il Governo ha avuto la volontà egemonica di proporre una revisione costituzionale e la forza di imporla.

E’ come se nel calcio, (è solo un mero esempio), per riformare in modo condiviso le regole della partita, invece di coinvolgere in modo attivo e decisionale tutti i 22 giocatori, ci si limitasse a quanto propone il centravanti di una delle squadre!

Questo è quanto avvenuto e la data al 4 ottobre dice che non tutto ha funzionato!

FC (39)

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