Socrate, Callicle, Machiavelli

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VITERBO – Proviamo ad inquadrare il quesito referendario del prossimo ottobre in un contesto originale: scomodiamo la filosofia.

 

Nel “Gorgia”, uno dei dialoghi di Platone più famosi, si pongono in alternativa, da una parte, Socrate, per il quale subire un torto è certamente più morale che farlo, e che stare con onestà dalla parte della ragione è sempre meglio di stare con vantaggio nel torto.

 

Dall’altra c’è Callicle, per il quale è sempre meglio avere successo, soddisfacendo le proprie passioni, anche in modo disonesto o dalla parte di un torto palese.

 

Platone naturalmente Afferma le ragioni di Socrate, con i costi che esse comportano.

 

Tradotto: è preferibile un SI referendario che rafforzi il governo e l’attuale status quo, anche per chi ritiene i cambiamenti palesemente sbagliati o insufficienti, oppure un NO che comporti rischi d’instabilità, o addirittura crisi istituzionale, in nome del valore fondante della nostra Costituzione?

 

Un dubbio amletico questo, tra l’immediatezza del conseguire ogni utile dalla stabilità dell’esistente, e la salvaguardia di un tale valore; forse Machiavelli, fidando nella “prudentia” del Principe, avrebbe tentato di ancorare ad una via intermedia la scelta netta tra SI o NO.

 

Siccome che le modifiche referendarie riguardano titoli diversi della Costituzione, perché non articolare più quesiti da sottoporre poi ad approvazione, come del resto mesi fa ha proposto il Prof. Michele Ainis?

 

Per esempio confermare o respingere il blocco di articoli che riguardano il “Senato delle Autonomie”; un altro il “Potere delle Regioni”; “ un altro ancora “Il principio di supremazia dell’interesse dello stato”, che mi paiono i punti focali della nuova Costituzione.

 

Se si ricorre all’argomento della salvaguardia dello spirito unitario delle modifiche, per non disaggregare i quesiti, c’è da dire che una verticalizzazione del comando, ed un rafforzamento del potere esecutivo, possano avere comunque un’affermazione, più o meno attenuata, ma sicuramente accettabile rispetto agli scopi prefissati dal governo; se questa è, come mi pare, la posta in gioco.

 

Per quel che mi riguarda, voterei SI per limitare il potere delle Regioni, ma NO per gli altri due casi; sarebbe bello che tutti avessero la possibilità di valutare i singoli provvedimenti, e piuttosto che decidere a scatola chiusa, tutto o niente, votare nel merito .

 

Rasserenare il confronto politico, spersonalizzarlo, unire il paese in una discussione alta e “nazionale”, stemperare gli scenari da tregenda prefigurati al prevalere del SI o del NO, mi pare scelta saggia ed ancora proponibile e percorribile. Ne guadagnerebbe l’Italia.

 

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