Santa Rosa, recuperato quadro sottratto alle Clarisse

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Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Con ancora negli occhi lo straordinario primo trasporto di “Gloria”, Viterbo e i viterbesi si preparano ora a lustrarsi le pupille con ulteriori tre capolavori legati a Santa Rosa e alla storia del trasporto del 3 settembre. Trattasi di un quadro del XVII secolo raffigurante la Santa patrona e le stampe di due Macchine, sfilate nel 1833 e 1843, ideate da Angelo Papini.

 

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati mercoledì mattina presso la Sala consiliare di Palazzo dei Priori, alla presenza del sindaco Leonardo Michelini, del procuratore capo Alberto Pazienti, dell’ispettore capo della Polizia di Stato Felice Orlandini, dell’assessore alla cultura Antonio Delli Iaconi, del presidente del Sodalizio Facchini di S. Rosa Massimo Mecarini e del delegato del Monastero delle Sorelle Clarisse Enrico Neri. All’evento sono inoltre intervenuti il prefetto Rita Piermatti e il questore Lorenzo Suraci.

 

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In merito al quadro raffigurante Santa Rosa, il procuratore capo Pazienti ha illustrato ai presenti i retroscena che hanno portato alla scoperta dell’opera: “Le suore di Santa Rosa – spiega – si sono accorte che mancavano quadri e altre opere d’arte. Si è reso così necessario fare un approfondito inventario, a seguito del quale siamo riusciti a stilare un bel catalogo in cui si confermava l’assenza di determinati beni, tra cui il dipinto di Santa Rosa, un olio su tela di autore ignoto risalente al secolo XVII, che, originariamente, raffigurava la Santa con abiti da gran dama, salvo poi essere modificato per ordine del cardinale Tiberio Muti, ha voluto modificare il aspetto, facendola ritrarre con abiti monacali.

 

Il quadro – prosegue Pazienti – era nell’abitazione di un privato cittadino. L’uomo ha affermato che tale opera era in casa sin da quando era piccolo e che non avrebbe avuto alcun problema a restituirla al monastero, luogo in cui d’ora in avanti sarà esposta. Il quadro, non in buone condizioni, presentava colori spenti e la tela leggermente tagliata, ma grazie al lavoro del laboratorio di restauro della Provincia siamo riusciti a salvarla”.

 

E a proposito del lavoro svolto dai restauratori, Luigi Celestini, dirigente della Provincia, non esitato a manifestare tutta la propria soddisfazione: “Oltre ad aver restaurato il quadro – sottolinea – abbiamo rimesso a nuovo anche la pergamena del 1843 raffigurante una Macchina di Santa Rosa ideata da Papini, nonché tante altre opere relative alla nostra Santa. In merito al quadro abbiamo invece provveduto alla rifoderatura e alla riparazione dei tagli, riuscendo a restituire alla città un patrimonio artistico di indiscusso valore”.

 

stampe macchine papini

Le stampe delle Macchine del 1833 e del 1843 ideate da Papini

 

“Siamo fieri della nostra storia e della nostra cultura – aggiunge il sindaco Michelini – poiché intrisi di un retroterra culturale che va senza dubbio recuperato e approfondito. D’altronde, vedendo questo quadro e questi stampe, non si può far altro che riflettere sul fatto che in questa città esista realmente qualcosa di originale, che solo Viterbo può esprimere. Ringrazio pertanto chi ha lavoro per il recupero di tali tesori restituendoli alla città”.

 

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Le riflessioni del sindaco vengono raccolte dal presidente del Sodalizio dei Facchini, Massimo Mecarini, che stimolato dal primo cittadino prova a immaginare il trasporto delle macchine di Papini: “Per i facchini di allora, portare sulle spalle strutture rigide come quelle di Papini avrà comportato certamente maggiore fatica. Una fatica che posso solo immaginare ricordando le mie esperienze; penso ad esempio al trasporto di Armonia Celeste nel 1986 la quale, oltre ad essere alta 34 metri e a pesare in maniera considerevole, aveva anche un baricentro alto, risultando particolarmente rigida e difficile da trasportare. In merito invece al trasporto di quest’anno, i facchini mi hanno riferito che la Macchina risultava un po’ più rigida. Alcuni problemi si sono poi verificati alla sosta tecnica di Sant’Egidio per problemi a un cavalletto dopo il sollevate e fermi. Decisamente impegnativa, invece, la girata e trequarti di piazza Verdi”.

 

Orgoglio per il contribuito offerto dalla Polizia per il recupero di un’opera così importante è stato espresso dal questore Lorenzo Surace e dall’ispettore capo della Polizia di Stato Felice Orlandini

 

Particolarmente emozionata, invece, il Prefetto di Viterbo Rita Piermatti: “Il successo ottenuto con il recupero di queste opere – spiega – è l’esempio perfetto di come la sinergia tra realtà istituzionali, culturali e civili possa portare a risultati a dir poco eccellenti. Il tutto a ridosso di un evento bellissimo e difficile da gestire: a tal proposito credo che, la sera del trasporto, l’ordine pubblico non potesse essere gestito meglio di così. E’ vero, ci sono stati fatti sfuggiti al controllo, ma gran parte dei responsabili di tali eventi sono stati assicurati alla giustizia”.

 

Relativamente al quadro, come detto, esso troverà la sua collocazione definitiva all’interno del monastero di Santa Rosa. In merito alle stampe, invece, queste saranno a disposizione delle suore, libere di distribuirle a chi ne facesse richiesta eventualmente in cambio di un contributo. L’amministrazione comunale, da par suo, si impegnerà affinché le attività ricettive e turistiche, e magari anche gli uffici pubblici, possano avere una copia delle Macchine, in modo da poterle esporre e farle ammirare da cittadini e turisti.

 

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