Grotta Scalina, torna alla luce il tesoro archeologico scoperto da Luigi Rossi Danielli

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VITERBO – “A seguito di questa straordinaria riscoperta Viterbo può aspirare ad essere luogo di ricerche archeologiche a livello internazionale”.

Con queste parole l’assessore alla Cultura del Comune di Viterbo, Antonio Delli Iaconi, ha aperto la conferenza stampa incentrata su un tesoro archeologico di inestimabile valore, tornato alla luce dopo numerosi anni di scavi.

Stiamo parlando della Grotta Scalina, ovvero, di un’area archeologica sita sulla Tuscanese la cui storia moderna ha avuto inizio nei primi anni del ‘900.

In quel tempo, l’archeologo viterbese Luigi Rossi Danielli condusse degli scavi intorno alla città, con particolare riferimento ai siti di San Giuliano, Ferento, Vetralla e Muserna. Tra i vari scritti e bozzetti lasciati dallo stesso venne rinvenuta anche una fotografia, pubblicata nel 1962, in cui l’archeologo viterbese sostava insieme all’amico Luigi Scriattoli davanti a una maestosa facciata di una tomba rupestre in cui spiccavano sia una finta porta sia una scala scavata nel tufo. Da quel momento agli anni conclusivi del secolo scorso di quel sito non se ne seppe più nulla.

“Pensammo che quella grotta fosse stata distrutta nel corso di lavori agricoli – afferma Vincent Jolivet, professore e direttore di ricerca CNRS Parigi -. Nessuno aveva infatti più segnalato questa tomba; il tutto fino al ’98, allorché durante le operazioni dello scavo di Musarma, avviato nel 1983 in collaborazione tra l’allora soprintendenza archeologica dell’Etruria meridionale e l’Ecole Française de Rome, riuscimmo a ritrovarla in un’area boschiva che fa parte della tenuta Pepponi.

Nonostante la riscoperta – prosegue Jolivet – si scelse di non procedere ad alcuno scavo, poiché i lavori presso il sito di Musarna assorbivano già diverse energie. Negli anni a seguire si decise poi di approfondire la questione di Grotta Scalina. Così, nel 2010, andammo a trovare i proprietari dell’area, informandoli che dovevamo provvedere a degli scavi che, in teoria, avrebbero dovuto interessare un breve lasso di tempo. Nel corso delle operazioni ci siamo però resi conto che il lavoro era più complesso di quanto avessimo ipotizzato, poiché l’ipogeo risultava molto più profondo”.

La tomba, interamente scavata nel tufo e posta in prossimità di un’antica strada che collegava Tuscania a Musarna, presenta una facciata larga 14 metri, per un’altezza totale di 12, ed è divisa in tre piani collegati tra loro da due scale. Una struttura decisamente imponente, non c’è che dire, che nel corso degli anni pare abbia vissuto diverse vite, come dimostrano le variegate testimonianze trovate al suo interno (ad esempio una medaglia del giubileo del 1700).

“Quest’anno – aggiunge Edwige Lovergne dell’Università di Parigi – abbiamo completato lo scavo della seconda camera funeraria, anch’essa molto piccola rispetto alla facciata monumentale. All’interno abbiamo trovato 4 sarcofagi, in cui abbiamo rinvenuto due iscrizioni. All’inizio questa scoperta ci aveva fatto ben sperare, ma dopo i primi oggetti rinvenuti abbiamo poi dovuto constatare che degli scavi clandestini avevano asportato il contenuto della stessa. “.

Soddisfazione per i lavori è stata espressa da Valeria D’Atri, della Soprintendenza dei Beni culturali: “Vedere un così vivo interesse per la riscoperta di questa struttura mi inorgoglisce. Il ritorno alla luce di questa struttura arricchisce ancor più il patrimonio rupestre dell’Etruria meridionale e fornisce l’ennesima prova che questo territorio, oltre ad essere fonte continua di sorprese, rappresenta un vero e proprio museo diffuso da valorizzare e far conoscere in maniera più allargata”.

Dello stesso avviso si è detto anche Leonardo Michelini, sindaco di Viterbo: “L’articolo relativo alla Grotta Scalina uscito sulla rivista Archeo – afferma – ci dà la conferma che il nostro territorio fa parte di un’area straordinaria. In tal senso, la sinergia con i territori limitrofi e, dunque, l’andare al di là del campanile risulterà fondamentale al fine di promuovere e far conoscere a livello internazionale le ricchezze che abbiamo ereditato dagli Etruschi”.

Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti anche l’ex procuratore capo Alberto Pazienti e Felice Orlandini, ispettore onorario del Mibac.

Massimiliano Chindemi

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